In attesa del suo primo album, anticipato da una manciata di singoli, il giovane cantautore Gionata ha già le idee molto chiare. Tra ispirazioni musicali e non solo, ansie per l’università e speranza nel futuro (senza l’immancabile nostalgia dei tempi che furono), ci ha raccontato che cosa passa per la testa di chi, come lui, è un giovane interpreti della scena musicale italiana.

Ascoltando i tuoi primi brani ho cercato di capire in quale direzione mi stessi portando, per poi realizzare che sfuggi da ogni etichetta. Tuttavia, ho percepito diverse influenze, dalle tastiere anni ’80 (l’intro di Frigorifero), alle liriche di Dente e Brondi, fino al Morgan di Canzoni dell’appartamento. Mi sbaglio?
Mentre scrivevo queste canzoni, in realtà, avevo deciso di non ascoltare più niente per qualche mese, per evitare di esserne influenzato e riuscire a trovare invece il mio linguaggio; quindi non so dirti da cosa effettivamente sono stato ispirato. Gli ultimi ascolti prima di lavorare a questi pezzi sono stati artisti stranieri, primo tra tutti Syd Barret, poi Mac De Marco, Beck, MGMT, Phoenix, Tame Impala e Gorillaz. Un’influenza un po’ particolare ma che sento di dover citare sono le colonne sonore dei videogiochi, soprattutto quelle del Game Boy.

Se dovessi descriverti in pochi aggettivi, quali useresti?
Romantico, psichedelico e assonnato.

Quali differenze hai notato tra essere membro di una band e un solista che si approccia al mercato musicale?
Cambiano un po’ di dinamiche, ho più cose da fare ma al contempo sono più libero di decidere tutti gli aspetti del progetto; ed è un aspetto a cui tengo molto, perché mi piace curare personalmente le copertine, i video, il linguaggio sui social ecc.

Oggi molti ragazzi trovano nella scena indipendente italiana e nella nuova scena it-pop molta comprensione e complicità. Senti effettivamente di cantare a un’intera generazione?
Personalmente racconto episodi della mia vita, autobiografici. Penso che, senza volerlo, molti testi trattino tematiche universali: prima o poi tutti viviamo una delusione d’amore, non sappiamo cosa fare della nostra vita, soffriamo l’incertezza del futuro, ci sbronziamo e facciamo caz**te. Mettici anche un po’ di nostalgia, a cui non possiamo rinunciare perché da piccoli, si sa, non si deve cercare un lavoro.

Sappiamo il prossimo autunno uscirà il tuo primo album sotto la produzione di Jesse Germanò per Phonarchia Dischi/Audioglobe. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Sarà un disco variegato, sia nel sound che nei testi. Un po’ italiano e un po’ americano.

Oltre alla musica, che cosa riempie una tua giornata tipo?
Frequento il corso magistrale di comunicazione a Milano, ma principalmente scrivo canzoni, ne ho una cinquantina sull’hard disk. Forse dovrei concentrarmi di più sullo studio!

Immaginiamo di rincontrarci tra un anno. In quella occasione, cosa ti piacerebbe raccontare dei primi mesi dopo l’uscita del tuo disco?
Che ho fatto 1.000 date in un mese! Scherzi a parte, il mio unico obiettivo è suonare il più possibile in giro, mi piacerebbe raccontare aneddoti ed esperienze tipiche di un tour. Risentiamoci!

C’è un artista contemporaneo che ti piacerebbe ascoltasse e apprezzasse il tuo disco? Se sì, perché?
Ho scritto a Mac De Marco per fargli ascoltare Oceano e Frigorifero ma non mi ha risposto, ci riproverò dopo l’uscita del disco.

Gabriel Carlevale