Voto

7

Vincitore del premio Fipresci alla Berlinale 69, Dafne racconta una storia toccante e profonda, in cui ogni dettaglio, ogni fotogramma è funzionale al suo sviluppo. Il regista Federico Bondi costruisce una narrazione incentrata Carolina Raspanti e sulle difficili giornate di una giovane donna costretta a fronteggiare un gravissimo lutto, senza mai scadere in stereotipi o patetismi eccessivi. Il lavoro in sede di sceneggiatura è stato evidentemente in togliere: i personaggi sono pochi, la storia esile, le luci spesso naturali, la sceneggiatura colma di vuoti e silenzi.

La macchina da presa, il più delle volte fissa e a una certa distanza dagli attori, brucia le distanze solo per concentrarsi sul viso della protagonista ed empatizzare con la sua sensibilità, tagliando fuoricampo luoghi e persone non adatti a quella che potrebbe essere definita la “altezza-Dafne”. Sono queste scelte registiche a rendere la pellicola delicatamente intimistica, ma allo stesso tempo scarna e potente, capace di scuotere lo spettatore. In primo piano c’è soltanto la storia di una esistenza speciale e irripetibile, raccontata in novantaquattro minuti di cinema essenziale.

Ambrogio Arienti