Voto

8

Deliberatamente lontano dal mercato, dopo aver strizzato l’occhio alla scena con i precedenti lavori L’ultima festa (2016) e Cosmotronic (2018), il nuovo album di Cosmo va per la sua strada, senza guardarsi intorno né alle spalle. Rivendicando un doppio legame con la Summer of Love del 1969 e con la cultura rave di fine anni Ottanta, La terza estate dell’amore è la fusione di psychedelia, world music e clubbing. Le dodici tracce percorrono un viaggio narrato, più che cantato, dalla voce disincantata e genuina di Marco Jacopo Bianchi, che tra ironia e sincerità calpesta lo status quo sociale per proporre una nuova, entusiasmante esperienza sonica. L’atteggiamento del musicista di Ivrea è chiaro nel ritornello di Antipop, una sorta di manifesto nella seconda traccia del LP: “Tu fai la hit/Io torno vergine/Tu fai la hit/È già in vendita, in classifica/Io preferisco aspettare l’onda buona e cadere”. L’esplorazione sonora e la passione per una musica che vada oltre gli schemi guidano Cosmo nel ritmato viaggio che apre il disco (Dum Dum, La musica illegale, Fresca).

L’atmosfera da club è accompagnata da frasi parlate in tono italo-disco e da ritornelli efficaci, ma anche da momenti di calma onirica (Gundala, Io ballo). Un ipnotico monologo sulla danza è occasione per criticare una società corrotta entro cui quella spontaneità è ormai fuori luogo: “Io ballo e disegno la mappa/La mappa di una nazione che scompare/Crollano barriere/Toccarsi/Sudarsi addosso/Sconosciuto e sconosciuti/Esperimenti viventi”. Il profondo epilogo segnato da Vele al vento e Noi approfondisce il contatto con gli altri e con la natura, come in una sorta di rivelazione psichedelica necessaria a ristabilire un dialogo tra le persone (“Sono te e nemmeno ti conosco”, Noi). Nel solco del concept de La terza estate dell’amore e con una programmatica smorfia verso le derive più commerciali e prevedibili, Marco Jacopo Bianchi produce il suo personalissimo inno alla musica, alle cose belle e alle persone disposte a farne esperienza. Interpretando angosce e speranze di chi nell’ultimo anno si è sentito smarrito e solo, a metà tra un figlio dei fiori e un raver, Cosmo sogna un futuro diverso che possa riunire tutti in una grande festa.

Riccardo Colombo