In questo periodo di digitalizzazione capillare, anche l’American Cinematheque di Los Angeles sbarca online con una serie di proiezioni virtuali. E lo annuncia rendendo subito disponibile un corto inedito della grand-mère della Nouvelle Vague, recentemente scomparsa all’età di novant’anni: Agnès Varda.

La Petite Histoire de Gwen la Bretonne è un corto del 2008 incentrato sulla figura di Gwen Deglise, oggi responsabile della programmazione all’American Cinematheque. Lei è la ragazza che un giorno del 1996 si presenta in rue Daguerre alla porta di Agnès senza conoscerla: vende libri d’arte per potersi pagare un biglietto diretto a Los Angeles, dove la aspetta un fidanzato che alla fine deluderà le sue romantiche aspettative. Dopo quel giorno, Agnès incontrerà l’amica una seconda volta in un Cine Club di LA, dove ha trovato lavoro come proiezionista: “Ricordo ancora combinazione di libri, sandwitch e cinema che si poteva trovare in quel luogo.” racconta la regista, con lo sguardo pieno di affetto.

Realizzato utilizzando spezzoni di filmati girati a Gwen dalla regista, d’improvviso la narrazione mima i ricordi e il corto diventa una ricostruzione: sono gli anni ’80 e Varda si trova a Los Angeles per girare Mur Murs (1981) – un ritratto della città che parte dai suoi murales per esplorarne le diverse voci urbane – e si ricorda di Patricia Mazuy, che come Gwen “venne a Los Angeles con le tasche vuote” mentre lavorava nella stessa sala di montaggio di Agnès, a Venice Beach. In Mur Murs emerge l’interesse genuino di Varda per le persone comuni, la volontà di restituire sempre un contesto nelle sue diverse componenti sociali. In questo senso, La Petite Histoire de Gwen la Bretonne sembrerebbe un piccolo proseguimento di quel quadro: anche Gwen è una voce, seppur adottata dalla Francia, della grande città.

Uno sguardo narrativo esemplificato in Visages, villages (2017): sono le donne e gli uomini della provincia francese, gente di paese, operai e contadini, a guidare la regista e il giovane artista JR nella narrazione del loro stesso film. E sarà proprio attraverso dei murales, realizzati dal fotografo utilizzando enormi ritratti in bianco e nero, che i due daranno la dignità che le storie di queste persone meritano. Proprio come Gwen Deglise, anche JR conosce Agnès recandosi direttamente in rue Daguerre, rivitalizzando lo spirito curioso e creativo della regista, il suo sguardo capace di catturare una bellezza sincera, che ci circonda ma che spesso non siamo in grado di apprezzare.

Il suo cinema si regge sugli incontri e sull’umanità: i suoi lavori non sono solo autobiografici o documentaristici, ma puri ritratti di spontaneità e poesia. I personaggi sono tridimensionali e mantengono la loro autonomia individuale e identiraria, eppure sono calati nella fiction, tanto che talvolta è difficile marcare un confine netto tra le due dimensioni. Questo corto si colloca senz’altro tra i lavori più autobiografici, ma non manca di ritrarre Gwen, finalmente realizzata, come nel finale di un film.

Carola Visca