Voto

8

Dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti e candidature lo scorso anno agli Oscar (categoria Miglior Film Straniero) e agli European Film Awards, Corpus Christi (2019) è arrivato anche nelle nostre sale, distribuito da Wanted Cinema. Ispirato a fatti realmente accaduti in Polonia, il film del regista Jan Komasa si muove tra le atmosfere di una favola dai toni dark e la più cruda delle realtà nel raccontare la storia di Daniel (Bartosz Bielenia), un ragazzo cresciuto in riformatorio che vorrebbe intraprendere la carriera ecclesiastica ma, non avendo la possibilità di diventare seminarista, coglie l’occasione datagli dal destino di spacciarsi per sacerdote di un paesino di provincia. Corpus Christi mette al centro il tema della religione, affrontando le controversie insite nell’argomento attraverso un affondo sul modo in cui gli abitanti del paese interpretano e vivono nella quotidianità i dogmi della fede.

Il film allarga infatti la prospettiva, passando dalla storia singola del protagonista, la sua vita passata e il tentativo di redenzione nel presente, al piccolo microcosmo in cui si trova a operare – filtrato attraverso i suoi occhi –, dove lui, la persona teoricamente più sbagliata per porsi come guida morale, sembra essere invece l’unica disposta a volersi impegnare davvero per costruire un futuro di amore e tolleranza. Viceversa, coloro che sono più radicati nel credo e convinti della loro virtù, sono quelli che nel loro modo di agire nel mondo si allontanano nettamente dalla morale cristiana. Nonostante la tematica sia estremamente comune, e sia già stata sviscerata da tantissimi altri prodotti audiovisivi – coome I due papi di Fernando Meirelles o The Young Pope e The New Pope di Paolo Sorrentino -, Corpus Christi spicca per il punto di vista estremamente singolare, offerto da una regia suggestiva e matura e una fotografia fredda e incredibilmente magnetica.

Giulia Crippa