Voto

6.5

Quando si arriva al punto di non riuscire più a pagare l’affitto e neanche un cappotto nuovo per l’inverno, si finisce per tentare la fortuna, a volte calcando un po’ troppo la mano. Ed è questo che fece la scrittrice Lee Israel negli anni ’90, falsificando lettere e documenti bibliografici del secolo scorso per venderli a famelici e facoltosi collezionisti con l’intento di racimolare un pizzico di dignità, oltre a qualche centinaio di dollari. Candidata al premio Oscar come attrice protagonista, Melissa McCarthy regge il peso di un’interpretazione tutt’altro che piatta e didascalica: sotto le visti sciatte e grossolane di una cinquantenne in rovina, l’attrice è capace di rivelare la sensibilità sincera e sarcastica di una voce fuori dal coro, allergica al salottiero jet set newyorkese.

Basato sulle memorie della stessa Israel, Copia originale di Marielle Heller raffigura in salsa comedy hollywoodiana il divario tra due mondi letterari, quello di scrittori piacenti, ganzo e di tendenza, e quello più appartato, outsider e alternativo, di creativi dimenticati ai margini dell’editoria. Più quelli sono applauditi, tanto meno gli altri ricevono apprezzamento; come nella pellicola, così nella realtà. Una visione così focalizzata sugli ultimi anelli della catena fa emergere di conseguenza non soltanto la loro disperazione, ma anche le mille qualità dell’arte di arrangiarsi in una città tanto smaliziata quanto fascinosa, fotografata qui con toni morbidi e avvolgenti.

Se la sceneggiatura sviluppa fedelmente la storia, dimentica però di sondare più profondamente quella intraprendenza letteraria di cui Israel è capace e fa lentamente scivolare il racconto in una mera registrazione cronachistica degli eventi giudiziari. Con la discesa, cala anche il livello di partecipazione emotiva. 

Agnese Lovecchio