1. High Snobiety

La serie affonda le radici nel filone del teen drama patinato e opulento di titoli come Elite, ma anche nella sua versione più thriller e mystery di prodotti come Tredici. Il Collegio Nazionale di Città del Messico in cui si svolge la serie è l’incubatore di un microcosmo elitario, popolato da membri della classe sociale alta. Con l’intento – forse – di attirare un pubblico più ampio, Control Z mette in scena un contesto internazionale (anche grazie all’utilizzo della lingua inglese per alcune battute e per i messaggi di testo dei cellulari), a discapito di una situazione, quella messicana, in cui il divario economico e sociale estremamente marcato avrebbe potuto condurre la trama in una direzione più profonda, dando anche un background solido ai personaggi. I teenager messicani perdono così di personalità, ridotti a fotocopie dello stereotipo adolescenziale anglofono. Anche la storia perde la propria specificità: potrebbe essere ambientata ovunque e rinuncia a mostrare uno spaccato di cultura lontana e diversa dalla quella occidentale predominante nelle produzioni internazionali di Netflix.

2. Ctrl+Z

Il gioco di parole tra il titolo e lo shortcut della tastiera è più che palese. Le azioni compiute nella vita reale, come in quella virtuale, non possono essere cancellate. Non si può tornare indietro. Se la natura umana è cambiata con l’avvento della tecnologia, la vita degli studenti è sempre la stessa, costantemente attraversata da millanterie, ostentazioni, tradimenti, emarginazione e bullismo. La differenza è che sulla rete si costruisce una versione ideale di se stessi, consapevole o meno. L’antagonista della serie è infatti un hacker anonimo che intercetta video e messaggi degli smartphone degli studenti e del personale dell’istituto, svelando storie scottanti e imbarazzanti sugli studenti della la scuola. La sua identità è individuabile dalla prima puntata, ma inspiegabilmente sia la protagonista che gli altri personaggi si concentrano sul proprio ruolo nel gioco del criminale piuttosto che impegnarsi nell’effettiva ricerca del colpevole.

3. Qual è il dramma?

Gran parte della messa in scena riguarda le relazioni di potere all’interno della scuola. Il nuovo arrivato, figlio di un noto ex calciatore, viene attratto immediatamente dalla protagonista, che incarna lo stereotipo dell’adolescente dal carattere particolare, la presidentessa del comitato per la grande festa, la più bella della scuola, e poi ci sono tutte le altre figure macchiettistiche della teen serie: il figlio del politico, il bullo, le invidiose delle leader, i seguaci che bramano una fetta di potere, i tossici, il ragazzo timido bullizzato. Di molti personaggi si scoprono i segreti più reconditi, ma l’assenza di informazioni sul loro background personale e familiare li rende irrimediabilmente superficiali. Ma non la protagonista: il suo è il personaggio a cui viene dato più spazio ma, anche nel suo caso, al termine della serie i misteri sul suo passato restano irrisolti, lasciandoci insoddisfatti.

4. 221B Baker Street

Sviluppandosi, la trama mostra timidamente un lato forse più interessante poco scontato, quello detection e mystery che delinea lo sviluppo della ricerca dell’hacker. Sofia è forse il carattere più originale tra i personaggi, è un’outsider che possiede grandi doti intuitive e un pensiero laterale, dopo la scomparsa del padre ha sofferto di depressione, tanto da venire ricoverata in una clinica psichiatrica. Se inizialmente affascina la sua diversità, presto si caratterizza come l’ennesima ragazza alternativa a ogni costo. La sua genialità, che ricorda quella di Sherlock Holmes solo nell’attitudine, si riduce a una serie di banali osservazioni su ciò che la circonda. Così lo spettatore perde interesse per Sofia, catturato solamente dalla risoluzione del mistero.

5. Generazione Z

La serie si rivolge a un pubblico molto giovane, un dettaglio evidente nella scelta di trattare apertamente (e anche superficialmente) temi come l’approccio alla sessualità e l’abuso di droghe. Per questo Control Z rimane ben lontana da produzioni seriali molto più sottili, come per esempio Euphoria. Anche l’uso eccessivo di filtri, emoticon e schermi dei cellulari è una fastidiosa e superflua sottolineatura di un’ossessione generazionale. Il valore della serie è la visione critica della Gen Z, che viene spogliata della patina politicamente corretta di cui viene ammantata dai social e dai mass media. Gli adolescenti di oggi sono infatti molto simili a quelli di ieri, e anche se attraverso internet sembrano più progressisti e aperti, continuano a essere succubi di stigmi e pregiudizi.

Pietro Bonanomi