Voto

6.5

Un’amicizia sincera quanto improbabile tra un trentenne scapestrato, interessato solo a divertirsi, e un quindicenne affetto da una grave malattia cardiaca e con tanti sogni da realizzare nel poco tempo che gli resta da vivere. È questa la storia (quasi vera) raccontata da Conta su di me, film diretto da Marc Rothemund.

Parlare di fatti estremamente drammatici in una commedia non è mai facile, soprattutto perché capita di incappare nei soliti patetismi inutili, dalla morale ricattatoria. I toni drammatici della vicenda vengono smorzati da un’ironia leggera e scanzonata, che salva la pellicola da questo rischio senza tuttavia minimizzare l’argomento trattato.

La pellicola sconta poco o niente alla gravissima malattia che affligge il giovane David e la pone al centro della narrazione fin dalla prima scena. Attraverso un montaggio alternato antifrastico viene mostrata la vita notturna di Lenny e David: il primo impegnato in una serata in discoteca, il secondo a lottare contro una crisi che gli impedisce persino di chiamare aiuto, allegoricamente rappresentata come un’ombra nera che sembra volerlo inghiottire.

La spontaneità del rapporto che lega i due protagonisti ricorda i toni leggeri di Quasi amici (Olivier Nakache e Éric Toledano, 2011), ma Conta su di me si rivolge a un target più ampio, riuscendo a parlare anche ai più giovani, che si possono riconoscere in David, nelle sue esitazioni e nelle piccole gioie adolescenziali.

Giulia Crippa

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