Voto

3

Continua l’inquinamento estetico nei confronti del cinema italiano, un avvelenamento artistico insediatosi ormai da troppo tempo ormai nelle produzioni nazionali. A farne le spese è ancora una volta la commedia, incapace di tramutare la decadenza sociale e politica del Paese, vittima di un populismo purtroppo collaudato, in pungente satira reazionaria. All’interno di un simile panorama, le premesse della trama di Compromessi sposi appaiono già come una sentenza di condanna: un napoletano, un milanese, una fashion blogger e un aspirante cantante.

Il nuovo film di Francesco Miccichè, oltre a ispirarsi ereticamente alla storica pellicola di Mattoli Totò, Fabrizi e i giovani (1960), porta al centro del film la classica e ormai obsoleta rivalità tra nord e sud. Le dozzinalità proseguono con gli abbondanti sketch sui soliti stereotipi e con una mai approfondita rivalità politica tra un ex uomo di sinistra e un ex berlusconiano. La sceneggiatura non è altro che una cerimonia di luoghi comuni legati alle nozze e ai suoi preparativi e chiude l’opera con estrema pochezza; passando agli interpreti, Abatantuono e Salemme recitano in maniera scolastica. Insomma, non si riescono a vedere spiragli positivi nella commedia popolare italiana, e molto probabilmente è anche un po’ colpa nostra.

Fabrizio La Sorsa