Voto

7

Tratto da una delle più drammatiche vicende del Cile, Colonia imbastisce un’efficace storia d’amore intrecciandola con i generi storico, drammatico e thriller. Il regista Florian Gallenberger riesce così a rappresentare una realtà incredibilmente ansiogena: appoggiato dalla polizia segreta di Pinochet, Schäfer sevizia all’interno della comunità coloro che si oppongono al nuovo governo, imponendo un personale regime totalitario basato su violenza, perversione e terrore. A fare da cornice è l’angosciosa setta della Colonia Dignidad, il cui folle fanatismo riduce gli adepti ad automi privi di umanità. È la suspense a farla da padrone, e tiene il pubblico incollato alla poltrona per quasi due ore.

Nel caso, però, vi stiate chiedendo dove sia finito il contesto storico di riferimento non preoccupatevi: l’intento di denuncia verso l’operato di Pinochet viene quasi del tutto fagocitato dall’intreccio e dalle peripezie dei due – straordinari – protagonisti (un “bravo” in particolare alla sorprendente Emma Watson); la scelta mina l’efficacia della pellicola che nel suo complesso rimane a un passo dall’etichetta “impeccabile”.

Anna Magistrelli