Voto

5.5

Scritto e diretto dal britannico Wash Westmoreland (con la collaborazione del compagno Richard Glatzer, che nel 2014 l’aveva affiancato nella realizzazione dell’apprezzato Still Alice), Colette ritrae una delle figure più iconiche e rappresentative del Novecento francese. Sidonie-Gabrielle Colette – in arte Colette –, non solo è una delle autrici più popolari della letteratura d’oltralpe, ma è anche un vivido simbolo di anticonformismo, emancipazione intellettuale e libertà sessuale.

Wash mette in scena gli anni giovanili di Colette, dalla quiete della campagna di Borgogna alle insidie nascoste tanto nella frenetica vita parigina, quanto nello spinoso matrimonio con l’impresario letterario Henri “Willy” Gauthier-Villars. Una relazione, quella tra Colette e Willy, senz’altro controversa e problematica, eppure estremamente intensa, fatta di rancori, gelosie e desiderio di vendetta, ma anche di reciproca dipendenza, stimoli intellettuali e smaliziata complicità; una complessità che che il film restituisce solo in parte.

La rappresentazione, infatti, manca proprio di quel guizzo caratteristico dei romanzi che hanno reso Colette immortalee resta sulla superficie di un biopic senza particolari difetti eppure pallido, smorzato. Lo spirito indomito dell’eroina francese, che qui ha il volto e le fattezze androgine di Keira Knightley (ormai inimmaginabile senza corsetti, belletti e acconciature cotonate), risulta appiattito e depotenziato. Un’occasione sprecata, data la qualità del soggetto e la particolare genialità del personaggio scelto, che proprio oggi sarebbe risultato facile rendere ancor più iconico ed efficace.

Giorgia Maestri

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