Voto

8

Apertura orchestrale, Sunrise: è l’alba di un nuovo giorno per i Coldplay. Everyday Life racchiude in due capitoli, alba e tramonto, composti da sedici tracce, il percorso artistico più politico e spirituale degli ultimi dieci anni di carriera del gruppo britannico.

Il pop d’autore di Chris Martin e co. trova nuova linfa vitale proprio nelle sonorità che meno si associano alla band. Nonostante Ghost Stories risultasse tra i lavori più intimi della loro discografia grazie all’alternanza di infuenze a cavallo tra l’ambient di brani come Midnight e la dance di A Sky Full of Stars, sono stati A Head Full of Dream e Mylo Xyloto a portare il sound dei Coldplay negli stadi, rendendolo più accessibile al grande pubblico grazie all’uso smodato di Synth e ballate ‘80s. Per questo motivo Everyday Life sembra un fulmine a ciel sereno.

Il minimalismo che permea l’intero lavoro è racchiuso in pochi brani-guida: dalla denuncia sociale di Trouble in Town (Trouble in town/Because they hung my brother brown/Because their system just keep you down/There’s trouble, there’s trouble in town) al gospel di brokEn, traccia dedicata a Brian Eno, produttore della band in passato. Dalle ballad più emozionali come Daddy e la titletrack Everyday Life, a Orphans e Cry Cry Cry, pop e briose. È in Arabesque, però, che i Coldplay raggiungono il picco massimo della loro ottava fatica in studio: una mesmerizzante prova di stile dal retrogusto jazz in cui collabora anche il redivivo Stromae.

Everyday Life è una piccola gemma nella discografia dei Coldplay, in grado di mettere d’accordo sia il fan della prima ora che quello dell’ultima.

Christopher Lobraico