Voto

8

“Paese che vai, stronzi che trovi. Solo i peggiori sopravvivono alle estinzioni” (Cicale). Un pensiero sardonico che descrive la situazione globale degli ultimi mesi, ed è il ritornello di uno dei brani cardine de I Mortali, l’album che lega i gli amici e colleghi Colapesce e Dimartino. Rappresentanti della nuova scena musicale siciliana (e italiana), i due realizzano un disco suona come la summa delle personalità diverse eppure affini dei due autori: dieci tracce che scorrono come una lunga e disincantata odissea, attraversando e perdendosi nei paesaggi, negli odori e nei colori della Sicilia, tra echi letterari e cantautorali, che da Bufalino si rifanno a Pavese, a Battiato e al Battisti del periodo Pannella, per poi cedere alla fascinazione di artisti d’oltre manica, dai Beatles ai Tame Impala.

Prodotto dalla 42Records, con la collaborazione di Frenetik & Orang3, Federico Nardelli, Giordano Colombo e Mace, il disco si apre con Il prossimo settembre, delicata ballata canzonatoria sul mondo dell’industria discografica italiana, che richiama la poetica particolare di un altro dei maestri dichiarati dei due autori, Piero Ciampi, lasciando subito dopo spazio a Rosa e Olindo, un racconto amaro di un amore a distanza nonché il brano più “radiofonico” dell’album. In Luna Araba , dove spicca la collaborazione con Carmen Consoli, i due cantautori sembrano voler incasellare tutti gli stilemi significativi della loro poetica, mettendo in musica l’adolescenza, la morte come celebrazione delle vita e l’immaginario siciliano dei luoghi cari, dall’Isola di Ortigia alla Scala dei Turchi.

Cicale, Parole d’acqua e Raramente, sono esempi di un sapiente uso del ritornello, che nonostante la musicalità facile da ricordare, in nessuno scade nella banalità. Giunti quasi alla fine del lavoro, troviamo Adolescenza nera e L’ultimo giorno (primi singoli estratti dall’album), con l’ultima citata che ricorda molto lo stile compositivo italico in voga negli anni sessanta. E se Noia mortale è il racconto di due eroi qualunque che si interrogano sull’eterno conflitto tra amore e odio, Majorana è il gioiello prezioso, che arriva sul finale, in punta di piedi – con voce e accordi di chitarra accennate con leggerezza –, trasformando un vecchio istituto scolastico nel luogo immaginario in cui i due si sarebbero ritrovati a fumare marijuana da adolescenti, immersi nella nostalgia dei luoghi indelebili della propria vita.

I Mortali racconta qualcosa di noi che pensavamo si fosse assopito.

Gabriel Carlevale