Se fosse un’opera cinematografica forse sarebbe un film di Wes Anderson. Ma è un progetto musicale e si chiama dellacasa maldive: uno degli esordi più convincenti della scena indipendente italiana, grazie a produzioni fuori dal tempo ma dalle la liriche che, al contrario, il nostro tempo lo sanno rappresentare bene. Il 30 ottobre è uscito Fluido, il nuovo singolo che parla di fluidità a 360°, tra cambiamento climatico e rivoluzione sociale. In attesa del nuovo disco, in uscita nel 2021 per La Valigetta, abbiamo chiacchierato con Riccardo Dellacasa.

Ci eravamo lasciati un anno fa con l’uscita di Amore Italiano. Come ti senti ora? È cambiato qualcosa?
È cambiato tanto rispetto all’uscita di Amore Italiano. Spero innanzitutto che finisca il prima possibile questo incubo chiamato Covid per tornare il prima possibile a suonare dal vivo. Per quanto riguarda dellacasa maldive, ho terminato il prossimo disco, in uscita nel 2021 per La Valigetta, e l’ho realizzato completamente da solo. Mi sono sentito totalmente libero di esprimermi sia per quanto riguarda gli arrangiamenti, cercando di concretizzare al meglio l’idea di disco psichedelica – musica da ballare e cantare –, sia per i testi. In Fluido, primo singolo uscito il 30 ottobre, ho parlato di cambiamento climatico per esempio: un tema che ha bisogno di essere trattato attivamente. Credo sia doveroso per chi fa o desidera fare questo mestiere, essere parte attiva delle cose che stanno accadendo: dobbiamo esser la voce del nostro tempo.

Andiamo dritti al punto. Come hai anticipato, il 30 ottobre è uscito Fluido, un singolo molto attuale che parla di fluidità a 360°. Com’è nata l’idea?
L’idea è nata quando ero a Parigi per lavoro l’anno scorso e stavo in casa con un collega. C. è un ragazzo gay in fissa per Arca e tutte le storie gender fluid: ha iniziato a parlarmi a ruota sull’argomento e ho iniziato a pensare che aveva senso parlare della sessualità fluida, come se Adamo fosse Eva e viceversa. Mi sono detto che se era importante per lui poteva esserlo anche per tanti altrie nessuno ne aveva mai parlato in Italia in maniera così schietta. Fluido non da giudizi sulla sessualità, sulla società o sul cambiamento climatico, ma vuole essere un manifesto contemporaneo.

Quale significato affidi a questa espressione? Pensi sia l’ennesima etichetta sociale oppure trovi che rappresenti una effettiva e naturale forma di cambiamento?
Rappresenta esattamente il cambiamento in svolgimento sulla terra. Pensare che i ghiacciai si stanno sciogliendo, che si alza il livello dell’acqua marina, ma che in Africa, per esempio, si stanno prosciugando i bacini idrici costringendo milioni di persone all’esodo per salvarsi la vita: non è un’enorme ossimoro? Da una parte l’abbondanza di acqua che crea disastri ambientali e urbanistici, dall’altra invece le difficoltà sono dovute all’assenza di questa.

Secondo te quanto è fluido l’approccio della cosiddetta generazione Z alla musica?
Dovresti chiederlo a qualche ragazzo nato nel 1998: io mi ricordo i mondiali di calcio in Francia quell’anno e quel rigore sbagliato. Per il resto sono certo abbiano un approccio incredibilmente giusto e siano tutti bravissimi! Ho tanta fiducia nei giovani.

Fluido è un brano essenziale. Questa semplicità è frutto di una ricerca costante oppure l’espressione di un’esigenza irriducibile?
È uno stacco netto rispetto alle precedenti canzoni delle maldive: è un brano da quasi 4 minuti, senza un vero ritornello e la voce parte dopo 45 secondi. Credo sia chiaro che non sia l’ennesimo pezzo pop “wannabe sanremo” o “faccio un brano da playlist indie di Spotify”. È l’ultimo brano del disco che ho registrato: fino a tre giorni prima dalla chiusura era soltanto un brano strumentale fuori album, e invece poi “Tutto è sempre più fluido anche se l’acqua finirà”.

Le strofe e i ritornelli delle tue canzoni sembrano uscire dalla sceneggiatura di un film: sono immagini quotidiane piene di consistenza e sincerità. Come nasce una tua canzone?
Grazie! Mi fa molto piacere. I brani di Amore Italiano sono nati tutti con chitarra e voce. Fluido e le prossime canzoni invece non seguono un canone preciso. Alcune idee sono nate da una linea di basso, altre da qualche accordo a pianoforte o synth, altre ancora da un memo vocale sul telefono di un motivo uscito mentre camminavo a Parigi.

Dellacasa maldive unisce ascolti disparati e attualmente poco risonanti (Kraftwerk, Fela Kuti, Ariel Pink, LCD Soundsystem etc.), capaci però di produrre atmosfere travolgenti e ballabili. In fase di produzione, quali sono le tue priorità compositive?
Mettersi nei panni dell’ascoltatore e realizzare musica da cantare e ballare: rispetto al passato c’è molto più spazio alla musica e le parole sono poche e spesso ripetute. Può essere una risposta? Ascolto musica internazionale e cerco di farmi ispirare da quello che arriva da fuori rispetto a cercare di fare la copia della copia italiana: sono un amante dei classici, quello si. BBB (Battiato, Battisti e Bertè) rimangono e rimarranno sempre, ma per me è molto più stimolante trarre ispirazione da quello che succede ora fuori dall’Italia.

L’approccio homemade degli ultimi lavori ha aggiunto valore alla produzione?
Sicuramente per un fattore di libertà compositiva. È una sfida quella di affinare la tecnica di registrazione, ma sono molto soddisfatto di quello che sono riuscito a fare finora. Ho sempre voglia di migliorare: mai avrei detto anche soltanto quattro anni fa che avrei realizzato un disco totalmente da solo, invece!

Trovo che i titoli dei tuoi lavori sappiano essere al contempo descrittivi ed enigmatici, svelano il contenuto dei pezzi senza però raccontare troppo. Come li scegli?
E non hai visto ancora i titoli dei prossimi brani! Non c’è un metodo, escono così. Spesso li scelgo perché mi fanno ridere!

Dellacasa maldive è un progetto fortemente glamour. Questo glam vintage si riflette anche sul tuo look? C’è sinergia tra il tuo lato artistico e quello più prettamente estetico?
È sicuramente meno accentuato rispetto ai Roxy Music o David Bowie, ma si, c’è una sinergia e si vede particolarmente dal vivo.

Dellacasa maldive è anche un road movie che ha percorso l’Italia in lungo e in largo spingendosi oltre i confini nazionali, tra Parigi e Malé. La colonna sonora di questo appassionato viaggio?
Ho realizzato una playlist che si chiama Mistyc Maldive su Spotify: la trovi sul nostro profilo. È sicuramente quella la colonna sonora: un viaggione che va da Juan Wauters, Bob Marley a Flavien Berger, Marc Rebelliet e Jonathan Richman. Così non dice niente, ma ha il suo bellissimo senso.

Visto questo turbolento 2020, salutiamoci con un aneddoto divertente inerente al progetto.
Un aneddoto di tour passato, sembra ormai una vita fa. Da Fucecchio a Roma in camper. Spia della riserva del serbatoio accesa da una buona mezzora e in sottofondo “Milano sushi e coca” di Myss Keta in sottofondo; io che confidavo nelle prestazioni in discesa del nostro mezzo di trasporto, i ragazzi in ansia totale che il camper si fermasse da un momento all’altro. Mi sono beccato tanti di quegli insulti, giustamente, quando siamo arrivati alla stazione di servizio che non hai idea. Non fa ridere, ma indimenticabile. Questo per dire che, nonostante le difficoltà che puoi trovare in questo momento, nel tuo percorso, se ci credi davvero, puoi raggiungere qualsiasi destinazione. Siamo arrivati a Roma ed è stato un gran concerto.

Deborah Cavanna