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3

Di recente si è parlato molto della Nigeria, per via delle brutali violenze della SARS, corpo della polizia contro cui migliaia di giovani protestano da inizio ottobre. Sempre in materia di diritti umani, un’altra drammatica questione sembra non risolversi da tempo nel Paese: le molestie sessuali da parte dei docenti all’interno delle università. Uno sconvolgente documentario della BBC, Sex for Grades, mostra la diffusione e la gravità del fenomeno, una pratica “epidemica e normalizzata” da quello che si evince. In Nigeria, molte ragazze e ragazzi entrano in università ancora molto giovani, addirittura a 15 anni, e ciò li rende evidentemente più vulnerabili.

È proprio questo il tema affrontato da Citation, nuovo film del regista nigeriano Kunle Afolayan, uscito su Netflix il 6 novembre. Moremi, brillante studentessa universitaria, è la più giovane nel corso di master che frequenta. Il suo acume viene ben presto notato dal professore Lucien N’Dyare, stimatissimo docente giunto in qualità di supervisore dei corsi di master, che la prende sotto la propria ala e la favorisce in ogni progetto. Ma la familiarità tra i due comincia ad assumere tratti inquietanti quando il professore fa commenti e domande inappropriate alla ragazza, fino al momento temuto: una volta soli, lui la prende con violenza e cerca di stuprarla, giustificandosi con il ritornello del “te la sei cercata” (“Ti sei vestita così per sedurmi, non fingere”).

La questione dello stupro si fa così spazio in modo dirompente nella narrazione, esaurendosi nella rappresentazione dell’atto in sé. La tematica è sì presente dalle prime scene, in cui viene raccontato uno stupro avvenuto nella stessa università due anni prima, ma non viene opportunamente elaborata nella storia specifica di Moremi. Assistiamo al calvario del processo (un’udienza nel senato accademico a seguito della denuncia della ragazza), con tutti i pattern del caso: la colpevolizzazione della vittima, la questione del consenso e la storiella dell’uomo che non può frenare il proprio desiderio. Ma si fa fatica ad aderire alla drammaticità della vicenda. Molte sequenze si concentrano infatti su momenti non cruciali e si dilungano inutilmente, impedendo allo spettatore di interessarsi alla storia o di comprendere la psicologia dei personaggi. Lo stesso stupratore, il professore Lucien N’Dyare, viene mostrato nella maggior parte del tempo nelle sue vesti di uomo rispettabile e amato da tutti, così che al momento del crimine la sua esplosione di violenza finisce per risultare poco credibile, inverosimile per il personaggio costruito fino a quel momento.

Il rischio di una narrazione così costruita è quello di intendere il personaggio come uno psicopatico, come un’eccezione, e non per quello che è: un uomo qualunque inserito in un sistema di potere che legittima e reitera un certo tipo di mentalità, comune a un’intera società e non solo a pochi individui depravati. Si ha quasi l’impressione che l’ansia di raccontare le fasi che portano a una molestia abbia fatto perdere di vista l’obiettivo del film. Il tema è troppo importante, e lo è in particolare per il contesto nigeriano, dove molte ragazze sono costrette ad abbandonare gli studi proprio per questo motivo, e la rappresentazione di Citation rischia di sminuirlo al pretesto narrativo di un melodramma.

Carola Visca