Voto

6

La cantante Chrysta Bell e il rinomato regista David Lynch collaborano nuovamente in Somewhere in the Nowhere.

La voce distante di lei e i suoni a tratti spettrali del produttore suggeriscono un parallelo, seppur lontano, con Kym Amps. Ma se i brani della cantante inglese contenevano tutta la freddezza della morte, in Somewhere in the Nowhere le eteree sonorità dream pop vengono riscaldate da un suadente R&B.

Nel refrain della title track la voce ipnotica della Bell ricorda il canto di una sirena sorniona e ingannatrice, pronta a trascinare in abissi onirici i suoi malcapitati visitatori. In Backseat, invece, il parlato leggermente metallico trasforma la cantante in un’apparizione che con un sussurro dichiara il proprio amore all’uomo a cui appare in sogno, supplicandolo di ricambiarla. In quest’ultimo brano prevale l’aspetto sensuale dell’universo onirico, mortificando quasi completamente l’oscura e subdola finzione che, come suggerisce il primo brano, vi si cela.

Somwhere in the Nowhere inizia però a perdere colpi piuttosto in fretta: a partire dal secondo brano il disco diventa sempre più scontato e poco accattivante. Bastano, infatti, le prime tre tracce per individuare il senso complessivo dell’EP e la sua impronta stilistica, mentre gli ultimi due brani (All The Things e Night Ride) risultano superflui e ripetitivi.

Federica Romanò

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