Voto

8

Marzo 2020, Childish Gambino pubblica in anteprima un nuovo progetto, che lascia disponibile per sole 12 ore sul suo sito personale. 3.15.20 esce ufficialmente, sette giorni dopo il lancio a sorpresa, in due versioni, una divisa in tracce e destinata piattaforme digitali, l’altra sotto forma di unica traccia, accessibile sulla piattaforma DonaldGloverPresents. Dopo due anni dal pluripremiato singolo This Is America, Gambino torna in scena con 12 brani che prendono il titolo dal minutaggio in cui ciascuno cade nella scaletta; la nota Feels Like Summer, ad esempio, già edita nel EP Summer Pack (2018) cambia nome in 42.26. Pubblicato nel pieno di una pandemia, l’album riflette il caos e l’assurdo dell’emergenza sanitaria che il mondo intero sta vivendo.

3.15.20 si compone di una stratificazione caleidoscopica di suoni, divisa in cantiche che fondono i toni cupi e inquietanti dell’elettronica, il beat pungente del rap, le note chiare e rilassate pop/R&B e infine un travolgente groove funk. Il concept del disco sviscera, traccia dopo traccia il tema dell’identità, di un’identità che è innanzitutto musicale: Gambino attinge dalla sua carriera artistica le componenti migliori per creare qualcosa di inedito e audace; un’identità che diventa umana, individuale e collettiva già a partire dall’intro, nella quale l’eco di una voce robotica ripete in loop un enigmatico “we are”.

L’artista racconta di umanità, spaziando da argomenti più intimisti (amore e sesso) a contenuti sociali (discriminazione e dipendenza); nella quinta traccia riflette su cosa significa esseri neri in una società razzista: “To be beautiful is to be hunted/I can’t change the truth/I can’t get you used to this”. 47.48 termina poi con una conversazione tra Glover e il figlio, Legend, in cui entrambi dichiarano di amarsi: un momento di estrema leggerezza (e tenerezza) all’interno di un album fortemente esistenziale. L’accezione d’identità più adatta per descrivere 3.15.20 è ‘digitale’: in copertina una scena di caos metropolitano immerso nel fumo dei palazzi in fiamme, mentre la folla in delirio fugge tra un selfie e un post su Instagram perché: “Everyone is an addict, stumbling concrete/What was the motivation?/You sell your daughter on that data stream” (Algorhythm).

La produzione è di livelli altissimi. Il compositore svedese Ludwig Göransson e il produttore DJ Dahi hanno fatto un lavoro per dissonanze impeccabile, che conferisce dinamicità all’intero album. L’intro onirico e cosmico viaggia verso il futuro digitale di Algorhythm, per poi approdare a Time, una sorta di gospel interstellare sorretto dalla magnifica voce di Ariana Grande. Il viaggio continua verso mondi ancora più contorti, nei quali l’elettronica incontra il funky (19.10) e in cui una love song termina con un beat in stile Daft Punk (24.19); segue un brano frenetico, quasi apocalittico: 32.22.

E mentre il mondo intero si ferma e scopre la fragilità del sistema in cui tutto quanto è immerso, Gambino ne restituisce una visione completa, un Guernica che racconta l’attualità, con rimandi ad artisti come Prince, Pink Floyd e Queen.

Deborah Cavanna