Voto

7

Usciva proprio ieri, nel Giorno della Memoria, il docufilm di Roberta Grossman Chi scriverà la nostra storia, tratto dall’omonimo romanzo dello storico Samuel Kassov e ambientato nel ghetto ebraico di Varsavia in cui circa 450 mila ebrei vennero rinchiusi nel novembre 1940 e dovettero affrontare una vera e propria lotta alla sopravvivenza. All’interno del ghetto, però, un gruppo segreto di giornalisti, ricercatori e capi della comunità ebraica che si riconoscono sotto il nome di Oyneg Shabes (“La gioia del sabato” in yiddish) decide di combattere una delle battaglie più difficili da vincere: la lotta contro la propaganda nazista anti-ebraica dentro e fuori le mura di segregazione della capitale polacca.

Chi scriverà la nostra storia racconta il controspionaggio del periodo e la cooperazione tra gruppi ribelli nel tentativo di farsi giustizia da soli, ma sottolinea anche la forza e l’importanza della testimonianza scritta per non dimenticare e tramandare ai posteri la propria storia. La forza della scrittura è un elemento che ricorre spesso nei film sulla seconda guerra mondiale; basti pensare a La tregua (Francesco Rosi, 1997), tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi, che in una delle prime sequenze mostra come i nazisti avessero premura di bruciare tutti i documenti relativi ai campi di concentramento per non lasciare prova dei loro atti atroci.  E sarà proprio Primo Levi, interpretato magnificamente da John Turturro, a farsi primo testimone delle vicende subite dagli ebrei italiani attraverso il suo diario personale.

Il film di Roberta Grossman affianca immagini d’epoca a scene ricostruite, riuscendo così a coinvolgere maggiormente lo spettatore. Il contributo di storici e dello stesso Kassov permette inoltre al film di assumere un tono didascalico che aiuta a comprende ciò che realmente succedeva all’intero del ghetto, scoprendo una storia che forse non tutti conoscevano prima per mostrare il punto di vista degli intellettuali che in quella situazione drammatica non smisero mai di lottare per la verità, a ogni costo.

Mattia Migliarino