Voto

5

Nell’Inghilterra pre-rivoluzione giovanile del 1962, due ragazzi si sono appena sposati e stanno passando la loro prima notte di nozze in un hotel a Chesil Beach. Ma di quella sfrenata felicità, di quell’allegria che solo l’idea di un futuro da costruire insieme regala, nemmeno l’ombra.

Chesil Beach – Il segreto di una notte (adattamento cinematografico del libro omonimo di Ian McEwan) mostra l’altra faccia della medaglia: il matrimonio come punto di arrivo e non di partenza. Il regista Dominic Cooke sceglie di parlarne per sottrazione: il non-fatto, il non-detto prendono il sopravvento in questa storia d’amore, connotata più dal disagio che dalla passione; il sesso, fulcro attorno al quale si dipanano gli eventi, è ancora un tabù in una società conservatrice e bigotta.

Animo fervente e violinista talentuosa che sogna in grande, Florence (una Saorsie Ronan più algida e compassata che mai) è la personificazione di quella società che anela alla ribellione ma ha difficoltà a lasciarsi andare per davvero. Edward (Billy Howle) dal canto suo è il principe dell’attesa e del rispetto, ma soprattutto dell’orgoglio.

Dopo la prima mezz’ora di attesa di qualcosa che sembra non arrivare mai, con l’incursione di continui flashback che arrivano all’improvviso a evocare ricordi, la patina di perfezione che ammanta i neo-sposini si squarcia, lasciando che il substrato di ansie, debolezze e frustrazioni dei due irrompa, travolgendoli. Il film prende allora un altro ritmo e da Bach e Mozart, dai toni caldi del primo tempo si passa alla frenesia del jazz e del rock, facendo finalmente vivere ai due protagonisti (e allo spettatore) una storia interessante.

Un film sull’incomunicabilità, sull’incomprensione, sulla distanza che l’assenza di un vero dialogo crea, sull’imbarazzo palpabile di chi vorrebbe dirsi tutto ma non riesce a dirsi niente. Perché in fondo la vera intimità qual è, quella sessuale o quella delle parole? Un amore vero, profondo, che si tarpa le ali da solo per la paura di viversi davvero. Perché, come afferma Florence, “Non possiamo mai essere felici. O solo essere”.

Giorgia Sdei 

Potrebbero interessarti: