Voto

6

Che fine ha fatto Richard Linklater? Nella storia dell’architetto geniale quanto paranoico Bernadette Fox (una Cate Blanchett nevrotica rimasta nella stessa parte che Woody Allen le aveva cucito addosso in Blue Jasmine, 2013), c’è poco del Linklater giocoliere del tempo che abbiamo scoperto con la trilogia Before (1995, 2004, 2013), amato in Boyhood (2014) e criticato nell’ultimo Last Flag Flying (2017), e soprattutto c’è poco della sua irresistibile scrittura.

La lotta di Bernadette contro il male di vivere borghese e contro la uggiosa Seattle in cui è confinata procede senza particolari guizzi, sul filo di un’ironia isterica e tremolante che sa di già visto, fatta di monologhi straripanti che per quanto attestino le doti professionali della Blanchett, non aggiungono nulla di nuovo al personaggio. Anche il richiamo della natura wild and free dell’Antartico e la catartica scoperta del panorama polare sono gestiti maldestramente, così come la parabola creativa del genio di Bernadette: quello che viene dapprima presentato come un fatale inviluppo psicologico e patologico (ansia, depressione, agorafobia) si scioglie in men che non si dica, rientrando nella semplice necessità di un artista di esprimere la propria arte.

Giorgia Maestri