Il 2017 non poteva partire in modo migliore. La programmazione cinematografica propone grandi classici in collaborazione con la Cineteca di Bologna, che da anni si occupa del restauro di vecchi capolavori offrendo agli spettatori la possibilità di (ri)vederli sul grande schermo. Il primo mese dell’anno si apre con due grandi esponenti del Silent Movie, il monello (The Kid) di Charlie Chaplin (1921) e La palla n° 13 (Sherlock Jr.) di Buster Keaton (1925). L’iniziativa “Il Cinema Ritrovato” ha voluto così mettere a confronto due figure emblematiche delle correnti di pensiero che attraversarono la comicità degli anni 20, accentuandone la rivalità con il “versus” (Vs) tra i due titoli in locandina.

Fu Il monello a rendere Chaplin una vera star, e con lui il piccolo Jackie Coogan (famoso per aver interpretato il personaggio dello zio Fester nella serie tv La famiglia Addams del 1964). Rispetto ai suoi film precedenti, Il monello abbandona il carattere interamente comico per raggiungere un equilibrio ben calibrato tra melodramma e ironia, in cui non manca una forte verve critica nei confronti della società americana contemporanea. Il vagabondo (Chaplin), che si mantiene facendo ricorso a vari espedienti, si prende cura di un bambino (Coogan) con mezzi di fortuna; impossibile non emozionarsi per il rapporto amorevole, anche se non di sangue, che si insatura tra i due personaggi. In questo senso, la prima didascalia è emblematica: “Un film con un sorriso, ma forse anche qualche lacrima”.

La palla n° 13 si presenta come un’autentica risposta al “rivale” con baffetti e bastone. L’attore e regista Buster Keaton, grande esponente del sottogenere comico denominato slaplstick (di cui, più avanti, sarà grande interprete il genio francese Jacques Tati), mantiene costantemente un’espressione serissima, assumendo un atteggiamento per molti versi opposto a quello dell’archetipo di Chaplin, cioè Charlot. Della durata di quaranta minuti, La palla n° 13 mette in scena una delle più intelligenti riflessioni sul cinema, anticipando registi come Antonioni e Godard. In questa pellicola il cineasta mostra tutta la povertà concettuale della società yankee e riesce, tramite una rappresentazione onirica della realtà, a far riflettere sull’idea stessa di realtà. L’esponente del movimento cinematografico dadaista René Clair affermò che la pellicola raffigurava per il cinema ciò che Sei personaggi in cerca d’autore (1921) di Pirandello rappresentava per il teatro.

In una sequenza del film The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci, i due protagonisti (due incalliti cinefili) sostengono un animato dialogo sulle differenze tra Chaplin e Keaton: “La differenza tra Keaton e Chaplin è come la differenza tra la prosa e la poesia, fra l’aristocratico e il vagabondo, fra l’eccentricità e il misticismo, fra l’uomo come macchina e l’uomo come angelo”.

Mattia Migliarino