Come è ormai evidente, il settore dell’intrattenimento culturale è tra i più colpiti dalle conseguenze della pandemia globale, e lo è in particolar modo l’ambito dei festival cinematografici e del cinema d’essai, che in questo 2020 ha raggiunto l’apice di una crisi già in corso da anni. Viene dunque da chiedersi: quale potrebbe essere lo sviluppo dei festival in un futuro post-Covid? Che panorama cinematografico ci aspetta nel 2021, con il crollo del numero di nuovi film prodotti e distribuiti e, probabilmente, anche una drastica riduzione della pluralità tematica ed estetica? Cosa possiamo fare per intervenire positivamente in questa dinamica?

Tra sponsor, bandi, vendita di biglietti, staff, selezionatori, programmatori, tecnici, affitti e autorevolezza o anzianità, è un dato di fatto che per un grande festival sia decisamente più facile riuscire a sostenersi economicamente, mentre questo aspetto si dimostra esponenzialmente più difficile per festival medio-piccoli, nuovi o indipendenti. E sono infatti queste le realtà più colpite dalla crisi in corso, ma il paradosso è che costituiscono anche l’ultimo baluardo della biodiversità e della pluralità dell’offerta cinematografica in Italia, ed è a loro che deve andare tutto il nostro supporto.

Uno di questi è proprio Ce l’ho corto Film Festival, che come tanti altri ha deciso di passare al format online, l’unica via ora percorribile per non fermarsi, continuare a divulgare il cinema in Italia e tenere in vita un festival neonato ma già promettente. Il festival bolognese di cortometraggi si terrà quindi dal 25 al 28 novembre sulla piattaforma online OpenDDB. Qui trovate il programma, ci si vede – virtualmente – in sala!

Greta Pelizzari