Voto

8

Con il suo quinto album solista, l’eccentrica performer gallese Cate Le Bon continua a espandere il suo incantato regno musicale, mantenendosi all’interno di quel pop aristocratico, autoriale e autorevole, spavaldo e distaccato, tanto dalle tendenze quanto dalle mode del momento, che l’ha sempre contraddistinta. Anzi, in Reward Cate Le Bon accentua la grazia elegante e sovversiva dei suoi testi e delle composizioni musicali.

Il singolo Daylight Matters aveva già accennato la profondità sottile che sarebbe arrivata con Reward. Il songwriting è onirico, asciutto e forte. La tavolozza strumentale è estrosa, incantevole, mai banale: tastiere ellittiche svolazzano su linee di basso liscissimi e giri di elettrica armoniosi e sensuali, synth svasati e delicati filtrano il suono di sassofoni nobili e la voce dell’artista, da sempre ariosa e soffice, ne riconferma l’espressività inconfondibile.

L’album è spazioso e straordinariamente costruito: gli intricati hooks si rivelano gradualmente, emergendo dal nulla e dispiegandosi in modo ingannevole all’interno delle tracce. Reward ha infatti scomparti nascosti che si aprono poco alla volta, sbloccandosi solo dopo ripetuti ascolti. La struttura del disco ha la forma di uno scrigno pieno di segreti e questo lo rende uno dei lavori più complessi, rischiosi ma anche più soddisfacenti e maturi di Cate Le Bon, fino a questo momento.

Valeria Bruzzi