Voto

8

La stravagante cantautrice gallese torna in scena con Crab Day, un album tanto particolare quanto eclettico, degno successore di Mug Museum (2013). Fil rouge di questo nuovo lavoro sono la policromia e la varietà di melodie, diverse ma magistralmente incastrate tra loro; scelte che manifestano forte e chiara la volontà di astenersi dal ristretto procedere verso un’unica direzione.

Crab Day si presenta ebbro e scomposto nei due dei brani d’apertura Crab Day e Wonderful, per poi diventare sempre più scanzonato ma al contempo delicato. Il rétro pop e la psichedelia (Find Me, We Might Revolve), uniti alla voce morbida, naif e trascuratamente sensuale alla Nico (Love is not Love, I was born on the wrong day e Yellow Blinds, Cream Shadows), catapultano l’ascoltatore direttamente tra atmosfere Sixties in cui riecheggia un’eredità beatlesiana e kinksiana, tutta britannica. Sono proprio queste sfumature rétro a regalare all’album un profumo di “senza tempo”, incorniciato da un tocco femminile, ammiccante e a tratti beffardo e da una scrittura matura e mai banale.

Cate le Bon sceglie così di indossare i panni di un’illusionista del pop: gioca con riecheggiamenti ed eredità frammentarie per creare un lavoro dalla geometria irregolare, solo apparentemente asciutto e semplice.

Valeria Bruzzi