Voto

7

Leggermente rapper, un po’ Zero Assoluto, molto romano: mescolate bene e avrete il miglior Carl Brave dai tempi di Polaroid con Franco126, il disco-feticcio per tutti i millennials della capitale, dall’Eur ai Parioli. In Coraggio – secondo album del suo percorso solista – il cantautore trasteverino mette da parte l’esordio in chiaroscuro di Notti Brave riuscendo ad affascinare con la sua abilità di autore e affrescando una mappa di Roma che non si limita a guardare la città dell’alto ma fa sbirciare l’ascoltatore da una finestra affacciata sui vicoli di Roma sud.

Anche se lungo ben diciassette tracce, Coraggio non è un disco dispersivo: Carl Brave riesce a riempire tutti gli spazi, prendendosi la licenza artistica che lo aiuta a esprimersi al meglio e tornando alla dimensione che i suoi fan conoscono bene, come succede in Nuvole e Marisol (“So’ i tuoi piedi che non hanno capito/Che li ho pestati, ma era per riscaldarli/Le amicizie sono appese ad un filo/Come i panni stesi a Via dei Panieri”).

Tra produzioni ricche di chitarra acustica, sassofoni sognanti e momenti di leggerezza pop da godersi seduti sulla sella del motorino con una Moretti da sessantasei in mano, trovano spazio anche brani come Le guardie (con il feat di Taxi B) e Fratellì, che aprono la porta su una dimensione ancora più intima e consapevole, nel toccare episodi poco edificanti, temi socialmente utili e gli angoli meno felici della vita.

Matteo Squillace