Voto

7

“Timeo Danaos et dona ferentes” dice mestamente Laocoonte nell’Eneide per tentare di dissuadere i Troiani dall’accettare il mitico cavallo ligneo che tutti conosciamo, portato in regalo dai Greci: “temo i Danai, anche quando mi portano doni”. Questa frase, citata a inizio film e furbamente profetica per chi sa coglierne gli indizi, rispecchia alla il tema portante delle vicende della pellicola: l’inganno.

In una Chicago invasa da forme aliene dedite al comando piuttosto che alla mera distruzione del pianeta, alcuni ribelli cercano di resistere al dominio extraterrestre mettendo in atto una serie di operazioni segrete e terroristiche studiate nel dettaglio. Loro sono i fratelli Gabe (Ashton Sanders) e Rafe (Jonathan Majors), affiancati da un’ottima prova attoriale di John Goodman nei panni del capo della polizia William Mulligan, vero tessitore delle trame più intricate della vicenda. Fino alla fine il film gioca con la percezione di realtà e inganno dello spettatore privandolo continuamente dei punti di riferimento, in una girandola vorticosa di bugie e verità inintellegibile fino al termine della storia: tradimenti, scoperte improvvise, cambi di programma, sono i tasselli di una strategia complessiva a tratti difficile da seguire. Nonostante la confusione, che costituisce il limite maggiore del film, il ritmo è coinvolgente e incalzante, alimentato da un’ipnotica colonna sonora pogressive-minimal house che favorisce la concentrazione dello spettatore.

Il rimando politico è evidente: il regista esamina dinamiche di propaganda e terrorismo trasponendole su un piano intra-planetario, messe in atto da forme aliene intelligenti che si pongono come governatori collaborazionisti, invece che macchine da guerra letali. Da un punto di vista extra terrestre la Terra diventa allora terreno fertile per la nascita di una forma di vita ibrida, inserite all’interno di una società dove gerarchie e classi sociali non cessano di esistere ma divengono inter-speciste e ibride, come nelle migliori tradizioni filosofiche postmoderne contemporanee, contro ogni xenofobia e settorialità.

Federico Squillacioti