Voto

5

Film personale ma non autobiografico, Captain Fantastic di Matt Ross si rifà alla sua infanzia, durante la quale il regista trascorse alcuni periodi presso comunità pseudo-hippy tra le montagne dell’Oregon.

Nonostante le grosse potenzialità del soggetto, Ross cede alla semplificazione più bieca di una situazione familiare invece molto complessa. Ben (Viggo Mortensen) vive nella foresta insieme alla moglie Leslie (Trin Miller) e ai loro sei figli, rifiutando ogni tipo di compromesso con la tanto denigrata civiltà capitalistica: dormono in una tenda, non si servono della tecnologia e mangiano solo ciò che cacciano, mentre i ragazzi non frequentano la scuola ma vengono istruiti da Ben e Leslie, ricevono armi in regalo, vengono sottoposti a pesanti prove fisiche per temprarne la resistenza e conoscono – tutto – il mondo solo attraverso i libri.

Sembrerebbe una situazione idilliaca, e per la maggior parte del film è così che appare. La messinscena si riduce così a un coacervo di sequenze didascaliche, piatte e banali, a cui si accostano scambi di battute scontate, in un susseguirsi di luoghi comuni e approssimazioni. A mancare, infatti, è una forte opposizione al sistema educativo di Ben, che inizierà a vacillare solamente sul termine della pellicola, virando verso una presa di coscienza repentina e sbrigativa.

Benedetta Pini