Voto

7

È il 1914 e a Capri non se la passano poi così male come nel resto d’Italia: contadini e pastori vivono umilmente tra la pietraia selvaggia dell’isola, lontani dalle ansie prebelliche e immersi nella quiete misteriosa della natura. Ma una migrazione improvvisa interrompe l’idillio campestre: lo stanziamento di una comune pre-hippie guidata da Seyou (Reinout Scholten Van Aschat) si rivela ancora più rivoluzionario dell’arrivo della corrente elettrica sull’isola. Lasciatosi ispirare dal pittore e utopista tedesco Karl Diefenbach, Mario Martone ne racconta l’insediamento all’alba del primo conflitto mondiale, ritardando la narrazione di alcuni anni rispetto alla realtà.

Ed è così che si insinua il pretesto “storiografico” del regista, mentre si serve della posticipazione storica per annunciare una cesura con il secolo precedente non soltanto temporale, ma soprattutto identitaria e civile. Al suo settimo lungometraggio, il regista napoletano accenna a sconvolgimenti che segneranno irrimediabilmente il Novecento (le affermazioni di alcuni esuli russi, l’entrata dell’Italia in guerra, le prime rivendicazioni operaie) attraverso gli occhi curiosi e libertini di Lucia (Marianna Fontana), una pastorella analfabeta affascinata dalla ventata rivoluzionaria della comune.

Accompagnate dalle musiche di Apparat e Philipp Thimm, le intuizioni di Martone scorrono palpitanti sullo schermo e citano senza troppi veli le esperienze Fluxus di Joseph Beuys, i riti apotropaici di Hermann Nitsch e le vedute pittoresche della Scuola di Posillipo. Nonostante alcuni evidenti scivoloni nella sceneggiatura, come i dialoghi marcatamente didascalici tra Seyou (la teoresi) e il medico di base (l’empiria), ciò che convince maggiormente è la cromia fotografica della pellicola. Focalizzati sull’affascinante idea di libertà di Lucia, le luci e i colori di Capri sembrano seguire furtivamente i pensieri della giovane, così puri e saturi, strabordanti di vividezza ed esplosione. Ecco allora che la macchina da presa immortala in maniera trasversale il genius loci dell’isola, intravedendo nel sentimento intimo della ragazza la necessità della natura di rigenerarsi e di rinverdire il proprio humus.

Agnese Lovecchio