Voto

6

Dopo sette dischi di platino per i singoli Tesla e Giovane fuoriclasse, tre per l’album d’esordio 20, e l’uscita anticipata del quarto capitolo della saga Allenamento, Capo Plaza è pronto a tornare in campo con un progetto ambizioso. Con Plaza l’artista si proietta verso un ulteriore e necessario step, rimanendo però coerente con la propria personalità.

Il secondo album in studio del rapper salernitano risulta trap dentro ad quei cliché più ruvidi del genere: l’edonismo eccentrico, gli effetti drill risonanti e il flow incisivo e dinamico avvicinano Capo Plaza a un modo di fare trap più vicino al rap e più distante dal pop. Il progetto si direziona infatti verso una piega conscious inedita, che esprime un’urgenza lirica assente in 20. Plaza è un flashback lucido e pieno di consapevolezza, raccontato però con il disincanto e la fame di chi guarda avanti verso un futuro che vuole conquistare con il sangue e il sudore.

Nonostante le premesse cariche di hype del primo brano (Track 1), la produzione del disco che vede la firma di Ava e Mojobeatz, non sorprende. Al contrario, è la sua ripetitività meccanica e statica rende l’esperienza dell’ascolto a tratti monotona; nonostante questo, brani come Successo, Ferrari (feat. Luciano) e Richard Mille (Lil Tjay) funzionano soprattutto grazie a beat più maturi rispetto al passato.

Con l’aiuto di alcuni ospiti internazionali come A Boogie Wit da Hoodie (No Stress), Gunna (VVS), Luciano (Ferrari), il giovanissimo Lil Tjay, e quello nazionale di Sfera Ebbasta che incendia il ritornello di Demonio, Plaza si rivela per lo più un seguito di 20.

Deborah Cavanna