Voto

6.5

Alice (Madeline Brewer), sotto lo pseudonimo di Lola, è una camgirl di successo, circondata da clienti fedeli. Il segreto della sua fama è il suo show, che è diverso da ogni altro: si esibisce in finti tagli di gola, orgasmi non portati a termine, e altre stranezze per la gioia delle parafilie più disparate. Tutto sembra andare per il meglio, finché la sua identità virtuale le viene letteralmente rubata.

Il regista Daniel Goldhaber debutta su Netflix con un incubo tecnologico declinato in chiave horror thriller, sfruttandone gli stilemi per evidenziare le perversioni che la tecnologia ha contribuito ad alimentare negli ultimi anni: il ribaltamento delle gerarchie dovuto alla parvenza di democrazia assoluta all’interno della rete e l’illusione che online sia tutto lecito, senza ripercussioni sulla vita reale, ma anche la spersonalizzazione dell’Altro e l’ipersessualizzazione del corpo, soprattutto quello femminile. Quella protezione, quell’attenuante dell’anonimato in rete, sia da parte di chi si mostra che da quella di chi esplora, ha concretamente influenzo i comportamenti sociali, trasportandone le perversioni anche nel contesto “reale”.

Nonostante le sottotrame non siano sviluppate in modo completo, Cam rimane compatto grazie al fil rouge costituito dal susseguirsi di domande narrative, che avviluppano la mente dello spettatore e lo costringono a riflettere sui propri comportamenti ed esperienze online: è più popolare il mio personaggio online o il mio “vero” io? E quanto il mio personaggio online mi rappresenta?

Daniela Addea

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