Voto

7

“Il calcolo infinitesimale è una coazione a ripetere per trovare un punto d’arrivo che non c’è. Nel momento in cui l’interrompi, quel risultato è il dato finale ma potresti continuare… Ecco, questo è il contenuto del film”. Così spiegano i registi Enzo Papetti e Roberto Minini-Meròt in un’intervista rilasciata a “BrandOrbi”, sottolineando che l’intenzione era quella di “fare un film senza condizionamenti” e sperimentale, insomma, “un rischio pazzesco”. Calcolo infinitesimale gioca infatti al di là dagli schemi abituali, burlandosi dello spettatore con piste e indizi falsi che lo portano nettamente fuori strada fino a un paradossale capovolgimento dei fatti reali.

La premessa del film è quindi una pluri-risoluzione del senso del messaggio, che sfiora l’assurdo in modo divertente, autoironico, tragicomico e assolutamente originale, richiamando così la teoria pirandelliana della maschera e del doppio. Specchio della nostra società, i rapporti sociali del film sono regolati dalla paura, dall’incertezza e dall’instabilità: per sopravvivere, le persone imparano fin da subito a mentire, a rispettare il proprio un ruolo prestabilito e a vivere la quotidianità con una maschera. La storia stessa del film è costruita su una continua menzogna, mentre la verità è la grande assente che appare solo nel finale, stravolgendo il senso della trama.

Le sequenze si dividono tra spazio esterno, la suggestiva isola di Stromboli, e spazio interno, l’incantevole villa dello scrittore Roberto Pistis (Luca Lionello), che diventano i due scenari del gioco di seduzione, di ruoli e di inganni tra i due protagonisti: a vincere sarà solo “chi la racconta più grossa”. La voglia di sperimentare e di giocare d’azzardo riesce a funzionare proprio grazie alle performance di Stefania Rocca e Luca Lionello, abili nell’inscenare in modo credibile il nonsense dei dialoghi seguendo un’impostazione prettamente teatrale, unico collante di una sceneggiatura bizzarra e dal ritmo altalenante. Gli strumenti interpretativi a disposizione del pubblico, però, non sono sufficienti per riuscire ad apprezzare pienamente l’idea dei registi; e non resta che prendere il film poco sul serio, come se fosse uno scherzo.

Vittoria Leardini