Voto

5.5

Dopo i recenti acquisti in campo calcistico, la Cina prosegue la propria politica coloniale sul mercato occidentale, ma questa volta è il cinema italiano a essere lo strumento scelto per la sua espansione. Dall’accordo tra i due Paesi firmato lo scorso anno, infatti, nasce Caffè, la prima coproduzione ufficiale tra Italia e Cina.

Servendosi del caffè come filo conduttore, Cristiano Bortone intreccia tre storie lontane e dal sapore diverso (l’una ambientata in Italia, le altre in Cina e in Belgio) in cui i personaggi si fanno cantori della comune lotta contro la precarietà del mondo in cui viviamo. Se l’intessitura babelica (perché magistrale in Babel, Iñarritu, 2006) è intuizione potenzialmente interessante, la scrittura a tratti grezza rende presto la compenetrazione delle trame debole e pretestuosa.

Le emozioni, inoltre, non sono ben gestite, oscillando tra il patetismo esasperato della linea narrativa cinese e la violenza esplosiva di quella italiana, che viene accentuata dall’interpretazione sovrabbondante di Ennio Fantastichini e Dario Aita.

Giorgia Maestri

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