Voto

7

Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe si inserisce nel solco della grande animazione europea firmata da autori come Sylvain Chome, dimostrando ancora una volta l’importanza di quest’arte in un panorama sempre più saturo di progetti impersonali e dal budget enorme. Tratto dall’omonima graphic novel, il lungometraggio racconta la faticosa lavorazione del terzo film di Luis Buñuel, Terra senza pane (1932), immergendosi in uno dei periodi più difficili della sua carriera. Dopo lo scandalo della prima di L’âge d’or (1930), Buñuel non riesce più a trovare un produttore per le sue nuove idee, fino a quando, grazie a una fortuita vincita alla lotteria dell’amico e futuro produttore Ramón Acín, si metterà in viaggio per Las Hurdes, deciso a realizzare un documentario sulle condizioni inumane in cui vivono gli abitanti

La scelta dell’animazione è l’ideale per analizzare a fondo il rapporto fra la realtà e il subconscio artistico, centrale nell’opera di Buñuel e in particolare nella genesi di Terra senza pane. Durante la lavorazione del film, trascorsa nella zona più povera della Spagna, si manifestano gli incubi surreali del regista, che Salvador Simó rappresenta e rende manifesti, facendo collidere il reale, il documentario e il fantastico in un dialogo tra il suo film e l’opera del 1933. Il reale influenza l’artista, che attraverso la sua sensibilità plasma a sua volta il reale, ed è questo rapporto la chiave di lettura essenziale della personalità intima e artistica di Buñuel, che tuttavia non viene approfondita ulteriormente, sia a causa della breve durata del lungometraggio, sia per l’importanza eccessiva che viene attribuita alla descrizione della vita e delle amicizie del cineasta.

Davide Rui