Voto

7.5

Dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, il talentuoso Claudio Santamaria è ancora una volta protagonista di una commedia italiana che strizza l’occhio al cinema di genere. Questa volta si tratta di una dark comedy che, seguendo la moda del politically incorrect, fa di una gruppo di disabili (con handicap locomotori e mentali) una banda di criminali freak che si muove caoticamente nelle borgate romane – esplicito il riferimento nel titolo e nell’ambientazione a Brutti, sporchi e cattivi di Scola.

La sceneggiatura di Cosimo Gomez, anche regista del film, vanta un efficace impianto narrativo che tra effetti rewind, inserti pulp e l’ironica voice over omodiegetica di Santamaria, mantiene alto e costante il livello d’attenzione del pubblico. Il budget insolitamente alto per un’opera prima, inoltre, rende possibile la fotografia curata dalle tinte sature anni ‘80 e la grande attenzione per i dettagli di trucco e costumi.

A Gomez va senz’altro il merito di aver abolito ogni pietismo e bigottismo e di aver trattato il tema della disabilità in un modo del tutto inedito per il cinema italiano, senza alcuna pruderie e con una dose massiccia di black humor (si noti anche la profanazione della religione cristiana e l’esaltazione visionaria e fantasy dei culti pagani africani).

Giorgia Maestri

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