Voto

6

Brooklyn è una pellicola estremamente narrativa: procede tra peripezie e azioni complicanti per poi approdare a una risoluzione classica in cui ogni cosa – non senza i dovuti colpi di scena – torna al proprio posto. Se in genere un intreccio prevedibile potrebbe risultare fastidioso, l’evoluzione dei personaggi riesce a superarne la debolezza: si spogliano delle macchiette tratteggiate all’inizio – la sempliciotta migrante irlandese intimidita dall’America, l’italoamericano piacione tutto sorrisi e ammiccamenti –, troppo rigide e poco interessanti, intraprendendo un cammino stupefacente.

La protagonista, Ellis Lacey (una bravissima Saoirse Ronan), è molto credibile nel mostrare il suo lato umano: cade in errore, compie scelte dolorose e diventa Donna, con tutto ciò che ne consegue, in primis la consapevolezza di cosa significhino identità e senso di appartenenza a un luogo e a una persona.

La regia si serve saggiamente della camera a mano, che stringe su primissimi piani e dettagli simbolici ad ampliare la presa emotiva; ciò che interessa al regista John Crowley è infatti il delicato cammino di crescita, e anche le riprese d’interni sono chiamate a rappresentare le difficoltà esistenziali. Ne risulta una potente presa emotiva che costituisce il merito primo di Brooklyn.

Anna Magistrelli

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