Voto

6

Ooops, Britney did it again! La notizia dell’uscita del nono album della regina degli eterni – e fallimentari – comeback ha inevitabilmente suscitato parecchio nervosismo tra i fan e la spietata macchina dei media non ha mancato di sottolinearlo.

Questa volta, però, la musica cambia, in tutti i sensi! Glory rappresenta il punto di svolta di una cantante che mai ci si sarebbe aspettati di vedere maturare musicalmente, e la chiave di tale successo risiede senz’altro nella qualità del team di produttori al suo fianco, uno su tutti Mischke (che vanta una lunga collaborazione con Michael Jackson). Non mancano all’appello programmi di correzione e sintetizzazione vocale a cui Britney non è estranea (nello specifico Melodyne, Newtone e Autotune), ma questa volta il processo di mascheramento appare meno artificioso rispetto a lavori precedenti (Britney Jean e Blackout fanno da testimone) e contribuiscono a rendere l’album veramente identificativo.

Le tracce si dimostrano tutto sommato orecchiabili, ma a deludere gli ascoltatori è l’assenza di vere e proprie hit: la Spears si lascia trascinare dalle tendenze, preoccupandosi solo di non snaturare eccessivamente il proprio repertorio. Il risultato è una caotica accozzaglia di generi musicali poco coerenti tra loro che rendono impossibile delineare l’identità dell’album.

Giulia Tagliabue