Voto

9

Frutto di un percorso artistico iniziato nel 1975 con Discreet Music e sviluppatosi attraverso album epocali come Air Structures (collaborazione con il chitarrista Robert Fripp risalente al 1978), Music For Films (1978), Music For Films III (1988) e Neroli (1993), Reflection è il più recente spazio acustico concepito da Eno per dare nuovamente forma al proprio concetto di musica d’ambiente. Allontanatosi già da tempo dalla forma-canzone dei suoi primi lavori (a partire da Here Come the Warm Jets del 1974) e dalle influenze della poliritmia africana (My Life In the Bush of Ghosts, 1981), Eno è diventato un musicista sempre più impalpabile.

Reflection, infatti, si configura essenzialmente come un continuum sonoro frammentato in singoli momenti: colpi, sfregamenti, tintinnii, echi e suoni “extraterrestri” avanzano come eventi isolati nel decorso temporale del brano, modificando la percezione spaziale dell’ascoltatore e costringendolo a dialogare con il proprio “io” interiore. I suoni, così slegati tra loro, sono svincolati da qualsiasi articolazione ritmica e melodica: all’interno della composizione – basata su algoritmi e complessi calcoli di probabilità – sono le differenze nel timbro, nell’intensità di volume e nella durata a contraddistinguerli.

La musica di Reflection, dalle tinte tenui e rarefatte, ha inoltre la capacità di restituire in modo sorprendentemente vivido un’idea paradossale di staticità in movimento, che molto spesso si accompagna a un profondo senso di inquietudine.

Federica Romanò