Voto

6.5

“This tape recounts a dream which occurred close to the termination of approximately 400 hours of intensive, individual therapy”.

Così si apre il nuovo lavoro dei Brand New: nel brano introduttivo Lit Me Up una voce lontana, che richiama atmosfere lynchiane, introduce un sogno distorto che accompagnerà il resto dell’album. Sono trascorsi molti anni (otto, a voler esser precisi) dal loro ultimo e miglior disco, Daisy, e l’attesa dei fan più accaniti è stata dura da tenere a bada. Proprio ora che di science fiction sembra non si riesca più a farne a meno, dato l’eterno ritorno del fascino dell’orrorifico (basti pensare ai resuscitati IT e Twin Peaks o a prodotti nuovi come Stranger Things), il titolo del disco promette molto, non solo ai più affezionati del gruppo di Long Island.

Science Fiction è un composto lavoro di sottrazione, ruvido di registrazioni radiofoniche ma limato da sonorità più spinte (451 e Waste, per citarne due). Segna una maturità raggiunta, l’accettazione di un nichilismo richiamato anche dai testi (“Let’s all go play Nagasaki / We can all get vaporised / Hold my hand, let’s turn to ash” canta il frontman Jesse Lacey in 137). È una presa di coscienza di come post-rock ed emo di fine anni ’90 abbiano ancora, prima d’esalare i loro ultimi respiri, qualcosa da raccontare.

Margherita Cardinale