Voto

9

Uscito a sorpresa tre settimane prima della data annunciata e anticipato da indizi criptici lanciati durante i concerti o sui social, il quarto LP dei Bon Iver è un luogo a metà fra il passato e il futuro, dove il visionario linguaggio musicale di Justin Vernon trova uno spazio infinito. A tre anni dalla svolta elettronica 22, A Million, il collettivo rimescola le carte con un lavoro trasversale, tra folk e influenze soul e r&b: i,i riverbera la natura multiforme del gruppo, segnando forse il punto più alto nella loro parabola creativa.

Il singolo Hey, Ma arriva dopo un percorso – da We a Holyfields – in cui si intrecciano le origini folk del gruppo e le derive elettroniche più recenti: un incipit ideale per l’album, che si apre a suoni più acustici con U (Man Like) e Naeem, appena prima che Jelmore riporti sulla scena synth e risonanze. La libertà che canta Vernon ha la sua miglior traduzione nella coda del disco, dove le sonorità familiari e confortevoli neutralizzano la tensione elettronica: ovunque, da Faith a Sh’Diah, da Marion alla chiusura RABi, un senso di benessere pervade le canzoni, sanando quella ferita aperta, straziante, di 22, A Million e risolvendola in una sintesi sublime.

Il genio di Vernon, con la sua raffinatezza lirica ed emotiva, confluisce in un album intimo, sensibile e visionario che consacra Bon Iver come uno dei progetti più significativi del decennio

Riccardo Colombo