1. Too old for this crap

Sebbene la chiusura della serie sia stata più una decisione di Netflix che del cast creativo (almeno secondo Aaron Paul), il clima di quest’ultima stagione sembra pervaso da un certo senso di stanchezza. Le gag arrivano puntuali, la trama corre senza intoppi, ma è come se i personaggi stessi e chi li scrive si fossero resi conto di essere prossimi al capolinea. Se nell’età dell’oro della televisione spesso gli show vengono tenuti in vita ben al di là delle loro possibilità, è strano trovarsi davanti a una serie che sia così consapevole del proprio potenziale e onesta nei confronti del pubblico. Se la quinta stagione era una riflessione sul personaggio di BoJack e sulla sua parabola discendente che l’ha reso un esempio negativo o una scusa per indulgere nei propri comportamenti negativi, la nuova stagione sembra concentrarsi sullo suo stato di salute dell’intera serie, arrivando alla conclusione che è il momento di tirare le fila e prepararsi a dire addio.

2. Rehab

Il filo conduttore della stagione è la disintossicazione di BoJack e il suo lento percorso verso la guarigione. Ciò non significa che la star di Hollywoo sia meno caustica o cinica di prima, semplicemente la sua carica autodistruttiva è attraversata da una nuova consapevolezza. Non conta quanto i propri comportamenti siano sbagliati tossici, ma la volontà di cambiare. E, per una volta, Bojack disinnesca il proprio narcisismo e prova a empatizzare con gli altri e le loro esigenze, iniziando finalmente a camminare verso la luce. Questo non significa che tutto quello che ha fatto in passato sia stato dimenticato o perdonato: ogni male causato comporta delle conseguenze, che devono essere affrontate, prima o poi. Ma è questo il punto della terapia: passare attraverso il dolore per riuscire a superarlo, ed è un processo che riguarda tutti i personaggi, da Diane a Princess Carolyn, da Mr. Peanutbutter a Todd, messi spalle al muro di fronte ai loro fallimenti.

3. Time and redemption

Ci siamo abituati a vedere BoJack saltare da un piano temporale all’altro – inizialmente per creare una connessione con la giovinezza aurea di Horsin’ Around, poi per assecondare i suoi deliri lisergici e traumi giovanili –, ma in quest’ultima stagione i ricordi entrano nella narrazione presente con un controllo emozionale e sentimentale che si rafforza di puntata in puntata. BoJack sta lavorando sulla propria psiche e per sconfiggere il demone dell’alcool è costretto a fare i conti con sé stesso e dominare i consueti flashback. Infanzia terribile, alcolismo dei genitori, prime bevute sul set e altri traumi, ma affrontati con un ordine inedito: BoJack si è rimesso in piedi e lui, come tutti gli altri personaggi, sta intraprendendo un processo di maturazione.

4. All rights!

Le discriminazioni etniche e di genere sono tra i temi più caldi di Hollywood, sia sullo schermo sia dietro le quinte e anche BoJack Horseman non è rimasto esente da critiche. Lo show è stato attaccato prima dalle polemiche per il casting di Alison Brie nei panni dell’asiatica Diane, poi da quelle per l’identità di Todd (bianco ma con un cognome ispanico). Il creatore della serie Raphael Bob-Waksberg non ha potuto fare altro che scusarsi, ammettendo che il tentativo di creare un cast slegato dalla connotazione etnica dei personaggi fosse scivolato in una mancanza di sensibilità nei confronti di quello che è un’enorme difficoltà all’interno degli Studios. Quest’ultima stagione decide di problematizzare la questione, affrontandola nell’analisi del rapporto tra Todd e suo padre: il paradosso che un perdigiorno bianco sia considerato automaticamente “migliore” di un ispanico, anche se di successo. Per quanto riguarda la “questione femminile” e come l’industria dell’intrattenimento la stia rappresentando, Diane si fa carico della problematica: il suo blog femminista viene acquistato e addomesticato dalle grandi corporazioni, che si uniscono alle fila della battaglia solo per moda, senza essere davvero intenzionate a cambiare la società che del pensiero maschilista è causa ed espressione. Dall’altra parte, Princess Carolyn deve fare i conti con la maternità, in una puntata in cui i suoi impegni e preoccupazioni si moltiplicano a tal punto da farle perdere il controllo delle proprie responsabilità. La sua è una battaglia silenziosa ma non per questo meno cruciale, ed è quella che molte donne sono costrette a combattere ogni giorno per il diritto di essere madri e lavoratrici.

5. No one watches the show to feel feelings

La lezione numero uno di Horsin’ Around è chiara: i prodotti televisivi sono puro intrattenimento e devono essere scevri di pianti, problemi, inghippi, mettendo in scena una realtà preconfezionata, costruita appositamente per farsi una risata e poter staccare dalle angosce della vita. Nel gioco metanarrativo della serie, BoJack Horseman ha sempre fatto esattamente l’opposto, facendosi paladina di un’aspra denuncia contro questo approccio che impone l’effimero come unica modalità comunicativa: punta dritta ai sentimenti, scontrandosi con il dettame principale della sitcom, cioè che le persone non guardano la televisione per mettersi in discussione, perché la vita è già abbastanza deprimente di per sé. Siamo alla resa dei conti: non c’è più spazio per la finzione.

Ambrogio Arienti e Francesco Cirica