Voto

5

Bohemian Rhapsody non è nato sotto una buona stella. Il biopic sulle regine del rock, in lavorazione dal 2011, ha subito diversi stravolgimenti nel corso degli anni. Nel 2013 Sacha Baron Cohen rinunciò alla parte di Mercury a causa di una serie di divergenze artistiche con i membri della band (nonché produttori del film). Il ruolo venne allora affidato a Ben Whishaw e la regia a Dexter Flechter, ma anche loro si defilarono in breve tempo. Nel 2015, infine, fu scelto Rami Malek per interpretare il leader dei Queen e Bryan Singer per la regia.

Questa confusione nella fase di gestazione del film riflette il film stesso. Bohemian Rhapsody mette in luce le tante sfaccettature della personalità di Freddie Mercury, ma non ne sviscera nessuna, finendo a ristagnare sulla superficie degli eventi che hanno segnato la vita del cantante. È soprattutto la rappresentazione degli anni ’80 vissuti dalla band che risente della sceneggiatura a tratti sconclusionata di Anthony McCarten e Peter Morgan. La natura estremamente trasgressiva di Mercury viene soltanto accennata e mai approfondita, lasciando che una glorificazione smodata del suo ego pervada la pellicola a tal punto da rendere stucchevole qualsiasi risvolto narrativo. La decisione di non affrontare l’intenso epilogo della carriera di Mercury, e di conseguenza dei Queen, inoltre, dimezza ulteriormente il potenziale del film.

Bohemian Rhapsody spreca l’opportunità di poter raccontare una delle storie più eccezionali nella storia della musica pop.

Christopher Lobraico

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