Voto

7

Bob Mould torna in scena con Patch The Sky, album solista successore di Beauty & Ruin (2014).

L’artista non si smentisce, e anche per questo nuovo lavoro sfoggia la sua ricetta preferita: un rock semplice e puro, senza troppi virtuosismi. In un certo senso Bob Mould ripropone se stesso, torna alla formula chitarra-basso-batteria e, senza mai cedere alla tentazione di intraprendere vie troppo modaiole, rimane fedele a sonorità già da tempo ben definite.

L’album si compone di fragorose ballate liricamente ben costruite, come Voices In My Head, The End Of Things, Pray For Rain e You Say You, tutte scandite da sonorità dei pieni anni ’80: noise, rock psichedelico e hardcore punk. 

Nonostante con Patch the sky si respiri inevitabilmente quell’aria di “già sentito”, l’album è costruito con precisione e lo stile dell’artista, tecnicamente rigoroso e impeccabile, è inconfondibile.

Valeria Bruzzi