Voto

7

Nel 2012 usciva Bloody Vinyl Mixtape Vol. 1 e la Machete crew rappresentava l’hip hop underground più crudo, marchiando i suoi prodotti con il teschio con l’elmetto trafitto. Cinque anni dopo l’uscita del volume 2 della saga, Dj Slait chiama in campo tre dei producer più innovativi della scena (Tha Supreme, Low Kidd e Young Miles) e una schiera di venticinque artisti per una tracklist di quindici tracce.

BV3 è un album ben confezionato per gli algoritmi delle piattaforme digitali, capace però di spingersi ben oltre i semplici stream. L’album riunisce tre generazioni diverse del panorama hip hop italiano, fondendo il tecnicismo di Fabri Fibra, Guè Pequeno e Jake La Furia con il liricismo più libero di Salmo e la sperimentazione musicale della new wave rappresentata da Madame e Mara Sattei. Le produzioni sono dirompenti, sanguinanti, e in ottima sintonia tra future house, pop, drill, hardcore, elettronica e ovviamente rap. Le sonorità meccaniche e la voce robotica di Tha Supreme risuonano negli interstizi tra una traccia e l’altra, promettendo identità e innovazione. I testi alternano sentimentalismo (Altalene feat. Mara Sattei e Coez, SpaceTrip feat. Drast), spavalderia (Bloody Bars – StudioMob feat. Lazza, X 1 MEX feat. Dani Faiv), sfrontatezza (5G feat. Nitro, Fabri Fibra, Jake La Furia, Greve feat. Madman) e puro divertimento, in un role playing azzardato, ma di qualità, in cui Salmo rappa come Taxi B (Machete Satellite) e Hell Raton mostra la sua spiccata versatilità.

Questa contaminazione di generi e attitudini allarga il target a cui è rivolto il progetto, per questo BV3 è in grado di convincere ascoltatori con esigenze differenti. Soprattutto perché da anni l’ascolto di un progetto diventa spesso uno zapping sconnesso, in cui difficilmente si ascolta l’album nella sua interezza e la coerenza tra le tracce viene creata proprio dall’ascoltatore formando la propria tracklist ideale. BV3 scatta un’istantanea della scena musicale attuale, catturando lo spirito e la ricerca di un panorama musicale in continuo cambiamento.

Deborah Cavanna