Voto

7

Protagonisti della rivoluzione new wave di fine anni ‘70 e icone di stile per molte popstar contemporanee, i Blondie dimostrano ancora una volta talento e fedeltà alle proprie inclinazioni musicali senza trasfigurare in una desueta parodia di se stessi. Come qualsiasi produzione “blondieana” che si rispetti, infatti, Pollinator – che vanta la collaborazione di musicisti del calibro di Johnny Marr, Sia, Charli XCX, Blood Orange e Nick Valensi degli Strokes – convoglia con disinvoltura la sensualità dell’R&B (Love Level) e un approccio morigerato al sound mordace del punk-rock nei gelidi paesaggi della disco music e del synth-pop.

Carezzevole e letale, il ritornello di Already Naked aggancia l’orecchio dell’ascoltatore con la stessa sorniona innocenza dell’eterno capolavoro Union City Blue (1979), mentre Long Time si presenta come un pastiche di due antiche gemme del gruppo: Dreaming e Heart Of Glass. Se My Monster rievoca le sintetiche armonizzazioni del successo dei B-Movie Nowhere Girl (1981), è Gravity ad aggiudicarsi il podio all’interno del disco, costantemente attraversata da scosse di sintetizzatori, pioggerelle metalliche, ostinati di tastiera e chitarre galoppanti.

Federica Romanò