Voto

7

I Blink 182 sono tornati dopo cinque anni di silenzio discografico, e un po’ di cose sono cambiate, in primis la formazione: il rapporto già logoro con DeLonge, leader storico del gruppo, porta i superstiti Barker e Hoppus a reclutare il cantante e chitarrista Matt Skyba, già impegnato tra le file degli Alkaline Trio. Il nuovo acquisto non se la cava male, ma gli estimatori di vecchia data della band si accorgeranno della differenza e della mancanza di quel timbro vocale che aveva contribuito a impreziosire e caratterizzare lo stile della formazione: non si possono dimenticare così facilmente vent’anni di un sound icona degli anni Duemila.

Un’eterna sicurezza è, invece, Travis Barker. California è infatti un lavoro che non manca di tecnicismi dal punto di vista batteristico, e l’inconfondibile tocco dello storico percussionista si fa subito notare fin dalla prima traccia Cynical, uno dei migliori brani del disco, dalla ritmica punk-hardcore e dalla voce pop: ecco i Blink che conoscevamo. Non mancano neanche le ballad acustiche come la malinconica quanto romantica Home Is Such a Lonely Place, che in questa nuova uscita ha lo stesso compito dell’indimenticabile I miss You. Sono inoltre presenti brani con quell’anima punk che aveva fatto innamorare del trio, ma ora ripuliti in fase di produzione dalla mano di John Fieldmann, che gli ha conferito un aspetto “2016” e più elegante.

California è un lungo tributo alla terra natale del gruppo e a quell’immaginario adolescenziale al quale sono indissolubilmente legati: le feste, il divertimento e le storie d’amore finite tragicamente. Ma la spensieratezza dei primi periodi è ora diluita, le sonorità perdono in parte il loro sapore pool party e sono più ragionate, fino a raggiungere dei fraseggi stadium rock da cantare a gola aperta. Insomma, il trio pop-punk per eccellenza sembra avere perso gli skate e i capelli all’insù, ma i tatuaggi della band hardcore preferita sono ancora incisi indelebilmente sotto ai loro vestiti.

Francesco Paganelli