Voto

Forse il nome della regista Gurinder Chadha non suona familiare, ma chiunque sia stato bambino nei primi del 2000 si ricorderà di Sognando Beckam, il film che ha fatto venire voglia a tutti di giocare a calcio ma anche di andare a un matrimonio tradizionale indiano.

La formula di Blinded by the light è simile, ma questa volta la storia è quella vera del giornalista inglese Sarfraz Manzoor, che nella sua vita è stato a ben 150 concerti di Springsteen e che nel libro Greetings from Bury Park ha raccontato di come la musica del Boss gli abbia dato la forza di inseguire i suoi sogni. Crescere con il desiderio di diventare scrittore negli anni ’80 in un grigio paesino come Luton non è facile, frenato da un padre pakistano troppo attaccato alla tradizione e tormentato per le strade dai neo-fascisti del National Front. Ma quando Javed (Viveik Kalra) mette nel walkman la cassetta di Born in the USA qualcosa in lui improvvisamente scatta, e una nuova voglia di vivere e di fare esperienze riempie le sue giornate.

È un feel good movie in tutto e per tutto, che però spicca per i momenti di rappresentazione sincera della paura della comunità pakistana che si sente sempre più minacciata dall’estremismo di destra che dilaga. La regia punta tutto sui “pezzoni” del Boss, che creano inevitabilmente un’atmosfera gioiosa, ma li affianca con una sceneggiatura spesso banale. Nonostante questo, la storia è coinvolgente e il film è uno di quelli da vedere in famiglia senza avere troppe pretese. Perché alla fin fine fanno sorridere tutti.

Clara Sutton