1. 1984

Londra, 1984. Nell’anno emblema della distopia e della Golden Age dei videogiochi, un giovane programmatore decide di adattare un labirintico libro-gioco a un computer game. Con il solito cinismo da Black Mirror, l’ossessione per il successo lo porterà a confrontarsi con i propri limiti in un viaggio sospeso tra paranoia e follia.

2. Scegli la tua storia

Come in un videogioco o in un vecchio libro game anni ’80, Bandersnatch chiede allo spettatore di decidere le sorti del protagonista, guidandolo attraverso una struttura a bivi che prevede fino a cinque finali diversi – vi basti pensare che sulla piattaforma streaming sono stati caricati ben 312 minuti (circa cinque ore) di girato. No, non potete fare i furbi tornando indietro per modificare le vostre scelte, sarebbe troppo facile: il protagonista si ricorda le decisioni che avete preso. Insomma, vi troverete immersi in un labirinto narrativo complesso, sfaccettato e affascinante.

3. Scelte e conseguenze

Tolta la sua particolare strategia narrativa, a Bandersnatch non rimane molto di interessante. Una trama ordinaria, e svolte narrative banali vanno a formare una storiella dimenticabile, afflitta da quella mania di autocitazionismo che sembra un po’ la cifra delle ultime stagioni di Black Mirror.

4. Pac-Man

Bandersnatch contribuisce alla sagace riflessione sulla tecnologia che Charlie Brooker sta portando avanti da anni, sfruttando questa volta l’interattività. A mano a mano che le scelte si fanno drammatiche e il personaggio sembra ribellarsi alle imposizioni esterne, lo spettatore-giocatore avverte sempre più fortemente la responsabilità delle proprie decisioni, in un gioco metanarrativo che mette alla prova il suo senso morale quando si trova davanti a uno schermo: è davvero così che vi comportereste nella vita reale?

5. Il ladro del destino

Un datore di lavoro che sfrutta i giovani impiegati. Adulti che non hanno risposte o neanche le cercano. Giovani che affondano tra paranoia e teorie del complotto. Una visione cupissima sul futuro: un vero e proprio labirinto in cui ogni svolta, invece che portare avanti, ci trascina sempre più a fondo, in una spirale di disperazione in cui sembra di non avere più alcun controllo sul proprio domani.

Francesco Cirica