Voto

7

Sono passati ormai più di 3 anni da Suicide Squad (David Ayer), il cinecomic dedicato ai villain dell’universo supereroistico della DC. Era stato un film tanto atteso quanto discusso e criticato, ma una cosa sembrava aver messo tutti d’accordo: l’eccentrica e attraente Harley Quinn interpretata da Margot Robbie. Era infatti stato subito annunciato uno spin-off dedicato al personaggio e dopo diversi rallentamenti dovuti a difficoltà produttive, il progetto è finalmente arrivato in sala: Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, diretto da Cathy Yan, un film con un titolo quasi cacofonico che anticipa e rispecchia i toni bambineschi, violenti, chiassosi e leggeri della narrazione.

Harley Quinn si è lasciata definitivamente con l’ormai già dimenticato Joker di Jared Leto ed è pronta ad affermarsi autonomamente in città. Ben presto, però, si rende conto che senza la protezione del suo ex è in grave pericolo e per riuscire a sfuggire alla violenza di Black Mask (Ewan McGregor) si deve mettere alla ricerca di un diamante di estremo valore, innescando una caccia al tesoro che la porta a incrociarsi, scontrarsi e allearsi con altre quattro ragazze. Il film mette così al centro cinque personaggi femminili energici e carismatici, diversi per età, etnia, professione e carattere. Accomunate dall’obiettivo di trovare il prezioso diamante e dal desiderio di riscatto dopo un’ingiustizia subita nel proprio passato, ognuna è mossa da una specifica ragione personale. Il risultato è una rappresentazione complessa, stratificata e sfaccettata della figura femminile attraverso una coralità composta da diverse soggettività autonome. Con queste figure badass Cathy Yan propone un film rivoluzionario rispetto a tanto cinema contemporaneo, perché, come dice Harley, “per ottenere credibilità agli occhi degli uomini bisogna sparare a qualcuno o far esplodere qualcosa”.

Non solo l’eroina, ma anche la stessa regista prova infatti a farsi spazio in un genere cinematografico prevalentemente maschile – che ha iniziato ad aprirsi solo con titoli come Wonder Woman o Captain Marvel -, e lo fa con un racconto al femminile denso di scene d’azione spettacolari, violenza grottesca e tante risate, a volte anche puerili. La narrazione è strutturata come fosse uno spericolato parco giochi dentro al quale Harley Quinn, protagonista e voce narrante, si muove liberamente nel tempo e nello spazio, proponendo uno storytelling da una prospettiva personale che arriva anche a deformare la successione cronologica degli eventi. Davanti a un tale spettacolo frenetico, colorato e goliardico, lo spettatore non può che sentirsi coinvolto e godere di un cinecomic divertente e innovativo nei suoi aspetti clowneschi e nelle sue parabole di emancipazione femminile.

Francesca Riccio