Voto

5

Terra, futuro prossimo. Il mondo per come lo conosciamo è finito e tra le macerie una famiglia lotta per la sopravvivenza contro mostri apparentemente invincibili. L’atmosfera apocalittica rimanda alle premesse di A Quiet Place, ma questa volta l’umanità, invece di essere impossibilitata a comunicare emettendo suoni, non può vedere: la sola vista di queste terribili e misteriose creature fa perdere la ragione, inducendo al suicidio chiunque vi posi gli occhi.

Diviso in una parte di “assedio” e una di “fuga” alla The Road, il film di Susanne Bier si adagia comodamente sugli stereotipi del genere, mettendo in scena – in modo piuttosto blando – i meccanismi di sopravvivenza che scattano tra chi scampa un disastro di tale portata. Il piccolo gruppo di persone che si raduna attorno alla protagonista (Sandra Bullock) è costituito da personaggi stereotipati e scarsamente approfonditi, spesso dimenticati dal racconto e ripescati solo quando le esigenze narrative lo richiedono.

Sebbene la promozione del film abbia insistito sul concetto del “non il solito film post apocalittico”, Bird Box, di fatto, manca della forza per distanziarsi dalla concorrenza: la sceneggiatura non brilla per originalità né regala svolte interessanti, la regia vi si appoggia passivamente, senza ricercare stilemi efficaci per il racconto e le soggettive della protagonista bendata creano più confusione che immedesimazione.

Francesco Cirica