Voto

8

I post-millennials che durante gli ultimi due anni hanno assaporato il sapore del successo sono tanti e diversi tra loro: da Khalid, giovane prodigio dell’R&B che ha conquistato il plauso della critica, del pubblico, e numerose candidature ai Grammy, ai Greta Van Fleet, quattro giovanotti del Michigan che si sono imposti negli Stati Uniti come la realtà classic rock più radio friendly del panorama internazionale. Tra i nuovi protagonisti del panorama pop toviamo anche Billie Eilish, che con When We All Fall Asleep, Where Do We Go? ha saputo rimettere in discussione le regole di un genere da troppo tempo diventato tanto rassicurante quanto innocuo.

Quattordici tracce orgogliosamente D.I.Y prodotte dal fratello maggiore Finneas, che spaziano dall’elettronica tetra di Bad Guy (difficile non pensare alla spiderwalk di Linda Blair in L’Esorcista guardando il videoclip) all’intimità avant-pop di Xanny, in cui Ms. Eilish riflette sull’uso irresponsabile di droghe e, in particolare, degli psicofarmaci.

Bury a Friend, picco più alto dell’album, racconta la prospettiva del boogeyman di Billie Eilish, auto definitasi “il mostro che vive sotto il suo letto, e probabilmente anche sotto il tuo”, in una macabra e cadenzata marcia che ricorda Black Skinhead di Kanye West e – alla lontana – The Beautiful People dei Marilyn Manson.

When We All Fall Asleep, Where Do We Go? raccoglie tutte le insicurezze, paure e convinzioni di quella che oggi è la pop star più ascoltata al mondo.

Christopher Lobraico